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Biathlon paralimpico, la tecnologia che guida gli atleti non vedenti a Milano-Cortina 2026

A Tesero, in Val di Fiemme, il tiro non si vede ma si sente: un sistema sonoro trasforma l’allineamento del fucile in frequenze acustiche, permettendo agli atleti con disabilità visiva di colpire il bersaglio

Biathlon paralimpico, la tecnologia che guida gli atleti non vedenti a Milano-Cortina 2026

Alle Paralimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026, le gare di biathlon si svolgeranno a Tesero, in Val di Fiemme, e vedranno protagonisti atleti suddivisi per classi funzionali, in base all’impatto della disabilità sulla performance sportiva.

Il biathlon paralimpico combina sci di fondo e tiro a segno, ma quando a gareggiare sono atleti con disabilità visiva, il tiro diventa un esempio straordinario di tecnologia applicata allo sport. Come si fa a centrare un bersaglio senza vederlo? La risposta sta in un sistema che trasforma la mira in suono, sfruttando la capacità del cervello di adattarsi.

L’Italia sarà rappresentata da Marco Pisani nella categoria sitting e Cristian Toninelli nella categoria standing. Gli atleti non sono classificati solo per tipo di disabilità, ma secondo classi funzionali, garantendo equità tra diverse limitazioni.

Le macro-categorie sono:

  • standing: atleti con disabilità agli arti superiori o inferiori che gareggiano in piedi

  • sitting: atleti con paraplegia o forti limitazioni agli arti inferiori che utilizzano un sit-ski

  • vision impaired (VI): atleti con disabilità visiva, suddivisi in tre sottoclassi:

    • B1: assenza di percezione della luce o impossibilità di riconoscere la forma della mano

    • B2: visione molto ridotta o campo visivo <5°

    • B3: residuo visivo maggiore rispetto a B2, ma con campo visivo <20°

Gli atleti delle varie categorie gareggiano insieme, ma i tempi finali vengono corretti con un coefficiente di compensazione che bilancia le diverse abilità residue.

Per gli atleti visivamente compromessi, una guida accompagna l’atleta, segnalando curve, salite e discese e fungendo da unico punto di riferimento sulla pista. Ma al poligono, l’atleta spara in autonomia: qui entra in gioco la tecnologia.

Il bersaglio, a 10 metri, non si vede ma si ascolta. Il fucile è collegato a un dispositivo che trasforma l’allineamento in un segnale sonoro trasmesso tramite cuffie. Man mano che la mira si avvicina al centro, il suono aumenta di frequenza e intensità: il picco indica il momento giusto per sparare. Il dispositivo fornisce solo feedback, lasciando a stabilità, controllo e tempismo la piena responsabilità dell’atleta.

Questo sistema sfrutta la sostituzione sensoriale: nelle persone non vedenti, le aree cerebrali dedicate alla vista elaborano stimoli uditivi. Con l’allenamento, l’atleta associa variazioni di suono alla posizione spaziale, creando una rappresentazione “acustica” del bersaglio.

Come nel biathlon olimpico, tutto avviene subito dopo uno sforzo intenso, con frequenza cardiaca elevata e respiro accelerato, richiedendo concentrazione estrema e perfetto controllo del proprio corpo unito alla percezione sensoriale.

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