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Il caso

«I clienti non arrivavano più»: i cortei che chiudono le vetrine

Corteo pro-Aska paralizza il centro nel weekend prenatalizio: commercianti isolati, clienti intimoriti e la Cna chiede tutele

«I clienti non arrivavano più»: i cortei che chiudono le vetrine

«Ormai un po’ ci siamo abituati, ma così diventa impossibile lavorare. Da tre anni a questa parte è sempre così». A parlare è Cristiano Gai, dipendente storico del negozio di abbigliamento Vintage55 di piazza Vittorio Veneto, dove lavora da almeno vent’anni.

«Tra transenne e accessi chiusi. I clienti non arrivavano. Ieri pomeriggio (sabato scorso, ndr) tre signori arrivati da Genova erano tutti intimoriti, perché nessuno li aveva avvisati dei disordini in città. Non sapevano nemmeno da che parte entrare», aggiunge la sua collega.

Il corteo di sabato scorso dei pro-Aska, culminato in piazza Gran Madre, in cui i reduci degli idranti su corso Regina si sono ritrovati per una proiezione finale («Meloni dimissioni subito. Lo Russo Servo infame», alcune delle frasi riportate), ha colpito anche il commercio. E in un momento di punta, l’ultimo week-end prima di Natale.

«Ormai è una porcheria - continua Gai - Da anni, quando ci sono cortei, succede sempre la stessa cosa».

A intervenire è anche Cna Piemonte, che esprime solidarietà alle attività colpite dai disordini. «Quando una manifestazione degenera in violenza e distruzione – dichiara il presidente Giovanni Genovesio – a essere colpite non sono entità astratte ma persone reali: imprenditori, lavoratrici e lavoratori, famiglie. Le imprese non possono diventare il prezzo da pagare per qualunque forma di protesta», chiosa.

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