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L'analisi

Altro che alta Velocità: "Sono 6 treni su 100 per Torino puntuali"

Alta velocità in crisi: Torino tra le città più penalizzate, con il 66% dei treni in ritardo, tratte come Reggio Calabria–Torino puntuali solo nel 4% e ritardi medi fino a 29 minuti (picco record di 305 minuti)

Treni

Caos trasporti

Reggio Calabria - Torino puntuale solo tredici volte l'anno (nel 4% dei casi); Salerno - Torino puntuale in 32 casi (nel 9%). Con ritardi medi che vanno dai 23 ai 29 minuti, ma anche alcune veri e propri disastri: con ritardi record di 305 minuti di ritardo lo scorso 13 novembre. E alcuni casi emblematici: a giugno, il Frecciarossa 9587 Torino–Reggio Calabria non è stato mai puntuale per un intero mese, accumulando un ritardo medio di 52 minuti. A settembre, la situazione si è ripetuta in senso inverso sulla Reggio Calabria–Torino, con un ritardo medio di 58 minuti.

Torino finisce sotto la lente per i ritardi dell’alta velocità ferroviaria. Secondo lo studio "Altravelocità" di Europa Radicale, basato sull’analisi di oltre 90mila treni Frecciarossa, Frecciargento e Frecciabianca nell’arco dei dodici mesi del 2025, tre delle dieci tratte più ritardatarie in assoluto hanno come capolinea o punto di partenza il capoluogo piemontese. Un dato che colloca Torino tra le città più penalizzate del Paese in termini di puntualità ferroviaria.

Il quadro generale è già di per sé allarmante: negli ultimi dodici mesi i treni dell’alta velocità di Trenitalia hanno accumulato 973mila minuti di ritardo, pari a 676 giorni, cioè quasi due anni complessivi di tempo letteralmente perso. Tradotto: una media di 10 minuti di ritardo per ogni convoglio. Ma per chi viaggia da e verso Torino la situazione appare ancora più critica.

Le tratte torinesi tra le peggiori d’Italia
Nella classifica nazionale delle linee con i maggiori disservizi spicca al secondo posto il Frecciarossa 9588 Reggio Calabria–Torino, con un ritardo medio di 29 minuti e una puntualità ferma al 4%. Poi ricompare al quarto posto con il Frecciarossa 9658 Reggio Calabria–Torino, che fa segnare un ritardo medio di 28 minuti e una puntualità del 5%, e all’ottavo posto con il Frecciarossa 9552 Salerno–Torino, con 23 minuti di ritardo medio e una puntualità qui leggermente migliore, del 9%. Nel complesso, poi, ben 7 treni su 10 arrivano in ritardo.

Sette treni su dieci arrivano in ritardo
Nel complesso, lo studio evidenzia come il 66% dei treni monitorati arrivi in ritardo: quasi sette convogli su dieci non rispettano l’orario previsto. Nei mesi estivi – giugno, luglio e settembre – la percentuale supera addirittura il 70%. I Frecciabianca risultano i più penalizzati, con il 73% di treni in ritardo, seguiti dai Frecciargento (71%) e dai Frecciarossa (65%).

Secondo Europa Radicale, così, impossibile guardare ai casi come singoli episodi sfortunati, ma "si configura un rischio sistemico per i passeggeri, che spesso non dispongono di strumenti informativi adeguati per valutare l’affidabilità reale delle tratte. La questione centrale non è più il singolo treno in ritardo, ma la capacità strutturale della rete di assorbire eventi critici senza scaricarne il costo sui passeggeri".

Il nodo Torino
Nella mappa nazionale delle criticità ferroviarie emergono le grandi dorsali, come la Milano–Napoli, ma la presenza ricorrente di Torino nelle classifiche dei ritardi più gravi segnala una fragilità strutturale dei collegamenti da e verso il Nord-Ovest. Un elemento che pesa non solo sui pendolari e sui viaggiatori, ma anche sull’attrattività complessiva della città.

Rfi, dal canto suo, fornisce una lettura diversa: secondo la società dell’infrastruttura, la puntualità dell’alta velocità nel 2025 sarebbe pari al 77%, considerando arrivi entro i dieci minuti. Una discrepanza spiegata con l’elevato numero di cantieri attivi sulla rete – circa 1.300 – più che raddoppiati rispetto al 2023 e con fattori esterni come scioperi, maltempo e attraversamenti indebiti dei binari.

Resta però il dato di fatto: per chi viaggia da Torino, il ritardo non è più un’eccezione ma una possibilità concreta, soprattutto su alcune direttrici strategiche del Paese.

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