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L'evento
09 Gennaio 2026 - 18:29
Giordano Bruno Guerri
Giovedì 15 gennaio alle 17,30, presso la sede della Città Metropolitana in corso Inghilterra 7, Giordano Bruno Guerri presenterà la sua ultima fatica editoriale: “Audacia, ribellione Velocità, Vite strabilianti dei futuristi italiani”, pubblicata da Rizzoli. L’evento è stato voluto da Pier Franco Quaglieni, anima e corpo del Centro Pannunzio di cui Guerri è presidente del Comitato scientifico. La grande avventura del Futurismo, dal manifesto del 1909 firmato da Filippo Tommaso Marinetti fino agli sviluppi del Dopoguerra, prima del libro, è anche approdata al cinema in un racconto che intreccia arte, storia e immaginario del Novecento con “Caffeina del mondo”, un documentario diretto sempre da Giordano Bruno Guerri (con Massimo Spano) e distribuito da RS Productions. La pellicola che è stata proiettata a settembre nelle sale di alcune città italiane, ripercorre la parabola di un movimento capace di cambiare radicalmente il rapporto tra arte e società. Il titolo richiama una definizione coniata dalla stampa europea intorno al 1912, quando il Futurismo aveva ormai superato i confini italiani.

Pier Franco Quaglieni
All’epoca si parlava di “caffeina d’Europa”, espressione che il film amplia per sottolineare la portata globale del movimento, diffusosi ben oltre il continente, fino alla Russia e al Giappone. Ora, attraverso il suo libro, Guerri sottolinea come il Futurismo non fu solo una corrente artistica, ma una visione complessiva della modernità, fondata sul mito della velocità, sull’esaltazione della tecnica e sull’idea di un’arte immersa nella vita quotidiana. Il movimento anticipò trasformazioni profonde nei costumi e nella sensibilità collettiva. I futuristi sostennero una maggiore libertà individuale, anche sul piano sessuale, promossero abiti sgargianti e rifiutarono le convenzioni borghesi, anticipando temi che sarebbero riemersi nel secondo Novecento. L’arte, soprattutto attraverso il teatro, divenne un fatto sociale, destinato a un pubblico ampio e non più confinato nei musei, contro cui si concentrava una polemica costante. Il volume, più ancora del documentario, mette in luce anche intuizioni sorprendenti: i futuristi immaginarono strumenti metallici di piccole dimensioni capaci di consentire la lettura dei libri e la comunicazione globale, anticipando computer e rete. Marinetti ipotizzò inoltre una scrittura semplificata, priva di punteggiatura, una previsione che richiama il linguaggio digitale contemporaneo e l’uso di simboli ed emoticon.
Ampio spazio è dedicato alle donne del Futurismo, figure numerose, ma a lungo marginalizzate. Tra queste emerge Benedetta, artista autonoma e indipendente, che rifiutò di identificarsi con il ruolo di moglie del fondatore del movimento. Il manifesto politico futurista del 1918 rivela inoltre posizioni avanzate per l’epoca, dal suffragio universale all’orario di lavoro di otto ore, fino a proposte di netta separazione tra Stato e Chiesa. Il rapporto con il fascismo viene affrontato senza semplificazioni. Marinetti coltivò a lungo l’illusione di una sintonia tra Futurismo e regime, ma l’esperienza dimostrò il contrario. Tuttavia il movimento contribuì a evitare che l’Italia adottasse politiche di repressione dell’arte moderna simili a quelle naziste. I futuristi ottennero anche importanti commissioni pubbliche, con opere ancora oggi visibili in edifici istituzionali. Dopo anni di oblio dovuti al legame con il fascismo, il Futurismo è oggi al centro di una nuova riscoperta internazionale. “Audacia, ribellione Velocità, Vite strabilianti dei futuristi italiani”, si inserisce in questo percorso, offrendo uno sguardo critico e aggiornato su una delle avanguardie più radicali e controverse del Novecento.

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