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Il caso

C’è vita alle Sempione: allontanati i tossici, restano gli animali da cortile

Dopo lo sgombero dello scorso 23 gennaio restano gli animali allevati dagli abusivi, i residenti: "Li cucinavano", il Comune: "Noi non li abbiamo trovati"

C’è vita alle Sempione: allontanati i tossici, restano gli animali da cortile

Divani, frigoriferi, padelle con ancora resti di cibo al loro interno. Cumuli di spazzatura e perfino un calcio balilla. Soffitti incendiati e a tratti sfondati. Ma non è tutto. Nell'area delle ex piscine Sempione, 48 ore dopo lo sgombero che ha portato all'identificazione e all’allontanamento delle 28 persone trovate al suo interno, di vita ce n'è ancora. Galline - almeno tre - topi e persino qualche coniglio. Un «allevamento fai da te», usato dai tossici del crack, «che poi li ammazzavano e cucinavano», sostengono i residenti del quartiere di Barriera di Milano. Che si saranno pure liberati degli «zombie del crack», ma che ancora ne vedono gli strascichi.

Lo sgombero

Una situazione evidentemente sfuggita durante l’intervento di venerdì scorso, condotto congiuntamente da tecnici comunali, servizi sociali e polizia locale, che ha visto anche l'impiego di un dispositivo di forze dell'ordine composto da polizia di stato, carabinieri e guardia di finanza, oltre alla presenza di Amiat e Asl. «Quel giorno sono stati trovati solo due pitbull, in buone condizioni, che per questo sono stati lasciati ai loro conduttori», chiarisce l’assessore con deleghe alla Tutela Animali di Palazzo civico Francesco Tresso. Nessun rilevamento di pollame o altri tipi di animali da cortile, insomma.

Cosa può fare la Città?

In casi come questo però, spiegano da Palazzo civico, c’è una procedura che si basa sul regolamento cittadino in materia di tutela e benessere degli animali in città. Il Comune interviene attraverso polizia locale e Asl veterinaria, che effettuano sopralluoghi ad hoc: gli animali vengono recuperati, sottoposti a controlli sanitari e trasferiti in strutture idonee. «Ne è un esempio la Cascina Falchera (situata nell’omonimo quartiere, ndr)», continua ancora l’assessore. La normativa comunale non consente infatti la detenzione o la circolazione incontrollata di animali da cortile in ambito urbano, soprattutto quando emergono profili di rischio per il benessere degli animali e per la sicurezza o per le condizioni igienico-sanitarie pubbliche. Resta, così, da capire quando verrà effettuato un nuovo intervento nell’area e chi si farà carico degli animali rimasti a razzolare all’interno dello storico impianto natatorio, da anni in attesa di riscatto.

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