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La protesta
02 Febbraio 2026 - 15:50
Il presidio di questa mattina
«Che messaggio è questo per Mirafiori e per tutto l’indotto torinese?». È la domanda che le organizzazioni sindacali Fismic Confsal, Uilm, Fiom-Cgil, Aqcf, Fim-Cisl e Uglm pongono apertamente a Stellantis, dopo l’incontro promosso questa mattina all'Unione Industriali per presentare alle aziende della filiera della componentistica le opportunità di investimento e trasferimento produttivo in Algeria. Una scelta che i sindacati giudicano fuori tempo e fuori luogo, soprattutto in un territorio che vive momento particolarmente complicato. «Torino è oggi la città più cassa integrata d’Italia. Abbiamo cassa integrazione in tutti gli stabilimenti, aziende importanti che stanno aprendo procedure e altre che sono già in seria difficoltà. In alcuni casi si tratta ormai di problemi di sussistenza».
I sindacati citano esplicitamente la vicenda Primotecs, che in questi giorni ha annunciato la cessazione dell’attività. «Siamo riusciti a recuperare un ulteriore anno di ammortizzatori sociali, ma non sono queste le soluzioni. La soluzione è portare produzioni in questa città, non invitare le aziende del territorio ad andare a investire in Paesi dove salari e condizioni sono inferiori alle nostre». La protesta si lega anche a quanto accaduto questa mattina a Mirafiori, nel giorno della ripresa a pieno regime della produzione della Fiat 500 ibrida. «I lavoratori erano tornati in fabbrica per riprendere le linee – spiegano – ma a causa di problemi tecnici sono stati mandati a casa. Il primo segnale di allarme ci è arrivato proprio dai lavoratori dell’indotto, che si sono visti fermare le attività. Mirafiori è un problema istantaneo per tutto il territorio».
Secondo le sigle sindacali, la crisi dello stabilimento torinese si riflette immediatamente su tutta la filiera della componentistica piemontese. «Sappiamo quanto la crisi stia colpendo l’indotto. Spostarsi in Algeria può anche rappresentare un’opportunità per le aziende, ma per i lavoratori del Piemonte cosa significa?. Abbiamo saputo di questo incontro a sorpresa, dagli organi di stampa. In un momento così delicato per il territorio, serve responsabilità e chiarezza. Bisogna giocare a carte scoperte».
Da qui l’appello all’Unione Industriale di Torino. «Ci aspettiamo che la principale associazione industriale della città chiarisca questa vicenda, per evitare il rischio di nuove dispersioni produttive. Non siamo in condizione di perderne altre: il territorio è già fortemente compromesso». Il bilancio degli ultimi anni, ricordano i sindacati, è pesantissimo: «Abbiamo perso più di 35mila lavoratori e 500 aziende. Se oggi l’indotto decide di seguire Stellantis in Algeria, cosa resta a Torino? Qui c’è il polo più importante della componentistica italiana». Il messaggio lanciato dal presidio è uno solo: «In Piemonte bisogna investire. Qui c’è un know-how che non possiamo permetterci di perdere. L’industria dell’automotive è nata qui e non può essere spostata altrove solo per inseguire costi più bassi. Parlare di rilancio di Torino e dell’Italia non può restare uno slogan: servono scelte coerenti, ora».
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