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La replica
03 Febbraio 2026 - 08:59
«Torino è stata ferita, violentata dai violenti». Il sindaco Stefano Lo Russo apre il Consiglio comunale di ieri con un intervento ampio e articolato, a neanche 48 ore dai gravi episodi che hanno colpito la città a seguito del corteo nazionale “pro-Aska”, trasformandola in un vero e proprio campo di battaglia, che ha toccato commercianti, cittadini, e forze dell'ordine.
Il “sabato nero” di Torino ha lasciato dietro di sé un fiume di considerazioni da parte del primo cittadino, sferzato soprattutto dalla destra che torna a chiedergli - nero su bianco - le dimissioni dell’assessore Avs Jacopo Rosatelli, “reo” di avere partecipato alla prima manifestazione in solidarietà ad Askatasuna. «Sulle richieste di “teste”, di epurazioni politiche. Usare episodi di questa gravità per regolare conti politici è irresponsabile e imprudente. Torino non si difende urlando», risponde.
La condanna delle violenze non è in discussione («Colpire in 10 un agente a terra non ha nulla di rivoluzionario: solo vigliaccheria e delinquenza», dice), ma vanno distinte dal dissenso. La Città, aveva già spiegato a seguito degli scontri, si costituirà parte civile (così anche la Regione) e proporrà la benemerenza all’agente Alessandro Calista, ferito durante gli scontri, e al collega Lorenzo Virgulti che lo ha soccorso, «come riconoscimento simbolico a tutte le forze dell'ordine impegnati in condizioni difficili», sostiene.
Ma il sindaco torna poi a mettere in guardia dal rischio di letture semplicistiche. «A Torino migliaia di persone hanno sfilato in modo pacifico, in un corteo partecipato, il cui significato è stato oscurato dall’azione di frange violente organizzate. Le responsabilità vanno individuate nome per nome, fatto per fatto, rifiutando scorciatoie». E chi usa un «manganello politico».
Ma Questura e Prefettura conoscevano il rischio di sabato scorso. «Era noto da tempo - attacca Lo Russo - che a Torino sarebbero arrivati gruppi organizzati di violenti: come cittadino, prima ancora che come sindaco, mi aspetto che lo Stato sappia intervenire soprattutto quando le informazioni ci sono e il rischio è conosciuto», aggiunge. Sapevano, dunque, ma non è stato fatto abbastanza, lascia intuire.
Respinta l’idea di un nesso automatico tra lo sgombero del centro sociale Askatasuna e il ripristino dell’ordine pubblico («Lo dimostrano i fatti», ha ribadito), il sindaco chiarisce poi che l’immobile tornerà nella piena disponibilità della Città, «non sarà lasciato vuoto o abbandonato e verrà restituito al quartiere per usi pubblici. L’Amministrazione dialogherà solo con interlocutori capaci di prendere una distanza netta e inequivocabile da ogni forma di violenza», assicura.
In chiusura, il sindaco torna sul «nodo Rosatelli». Le richieste di dimissioni, che hanno spaccato le opposizioni – con la Lega che si sfila («Se proprio lo vuole se lo tenga», afferma il consigliere Fabrizio Ricca) e il Movimento 5 Stelle che rimane scettico («Di motivi per la sfiducia ce ne sarebbero tanti altri, ma non Aska», commenta il capogruppo Andrea Russi) – sono state definite «irresponsabili e pericolose». «Torino si difende ma tenendo insieme legalità e diritti, fermezza e misura, sicurezza e coesione», conclude il sindaco. Ma il “feeling” in Aula è tutt’altro che positivo. «Il sindaco vive sulla Luna», lo attacca Ricca. «Complice di ciò che sta succedendo, finché non si prende una decisione ferma di allontanamento», aggiunge la capogruppo FI Federica Scanderebech. «Askatasuna oggi è terrorismo rosso, non c’è altra via. Non si può avere in maggioranza chi la difende», aggiunge il vicecapogruppo FdI Ferrante De Benedictis. Chi la difende, di contro, la consigliera 5S Valentina Sganga: «Askatasuna non è un problema, è un pretesto per colpire il dissenso», dice.
Intanto, oggi il tema approda in conferenza dei capigruppo, dove verrà esaminata la mozione di sfiducia presentata ieri da Fratelli d’Italia, con il sostegno dell’onorevole Augusta Montaruli e dell’assessore regionale Maurizio Marrone. La linea dei meloniani resta netta: «Avs si candida a rappresentare l’area antagonista. Per questo fuori dalla giunta».
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