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Torino 2006, 20 anni dopo - Parla Valentino Castellani: «Il bob? Dovevamo usare l'impianto francese ma poi a Roma...»

Intervista esclusiva con il presidente del Toroc che svela il retroscena: «Avevo già l'accordo con il governo francese»

Torino 2006, 20 anni dopo - Parla Valentino Castellani: «Il bob? Dovevamo usare l'impianto francese ma poi a Roma...»

Torino 2006, 20 anni dopo - Parla Valentino Castellani: «Il bob? Dovevamo usare l'impianto francese ma poi a Roma...»

Sono già trascorsi 20 anni. Il 10 febbraio 2006 Torino finiva sotto gli occhi del mondo con la Cerimonia inaugurale delle XX Olimpiadi invernali. Due settimane di festa seguite da un post olimpico tra alti e bassi, con il rilancio turistico della città e alcuni impianti, bob e trampolino su tutti, destinati all'oblio. A capo del Toroc, il comitato organizzatore, c'era il già sindaco di Torino Valentino Castellani che, oggi, è un felice nonno di 85 anni i cui occhi ancora brillano davanti alla Torcia delle "sue" Olimpiadi. E che, 20 anni dopo, nel corso di una lunga chiacchierata nella redazione di Torino Cronaca, si toglie un sassolino, svelando che proprio per il contestato bob lui aveva trovato una soluzione ben diversa da quella poi realizzata.  

Presidente, sono già passati 20 anni. Quali emozioni le suscita ripensare a quei giorni? E che bilancio farebbe oggi?

Le emozioni si possono intuire, si depositano nella memoria e lasciano una serie di ricordi, alcuni molto vivi. Una delle immagini che mi è rimasta più impressa, che mi ha maggiormente emozionato, è stata la premiazione della staffetta di fondo, vinta proprio da noi italiani, quando in una piazza Castello piena di gente, tutti con la bandierina tricolore, con l'inno nazionale e a un certo punto quasi magicamente, come se ci fosse stato un regista ha cominciato a nevicare. Una magia. Il bilancio? Le Olimpiadi di Torino sono state considerate da tutti gli analisti un successo. Naturalmente ci sono anche delle ombre, però complessivamente io credo di poter dire che il sistema della città è stato capace di collocarsi sulla scena del mondo in maniera assolutamente credibile. Molti dei grandi eventi sportivi che sono venuti dopo sono anche l'eredità di questa reputazione che noi come ci siamo costruiti con le Olimpiadi, penso in particolare alle ATP Finals.

A proposito di Atp. In questi giorni si celebrano le Olimpiadi a Milano e Cortina. A un certo punto, c'è stata la possibilità anche per noi di farne parte e a chi la critica per la scelta fatta, l'ex sindaca Appendino risponde che "però abbiamo preso le Atp". Non era davvero possibile farle entrambe?

Io non voglio fare polemiche perché sarebbe improprio, però si possono fare una serie di osservazioni. Contro la candidatura per il 2026 c'è stata una presa di principio che definirei legittima visti alcuni precedenti ma non credo fosse il caso di Torino, perché in questo caso noi avremmo fatto le Olimpiadi insieme a Milano. Una ipotesi straordinariamente opportuna per la città perché avremmo potuto riutilizzare una parte importante di impianti, risparmiando una quantità rilevante di risorse pubbliche di noi contribuenti. E poi perché avremmo avuto un'occasione straordinaria di far lavorare insieme le classi dirigenti, gli imprenditori, gli organizzatori di Torino e di Milano. Questa grande occasione di poter collaborare per un evento così impegnativo come le Olimpiadi l'abbiamo persa. 

Però c'è anche chi considera Torino 2006 un insuccesso a causa di alcuni impianti abbandonati.

Vi svelo una cosa. Io ho fatto di tutto perché non si costruisse l'impianto di Bob per Torino 2006. Quando mi è stato comunicato che non sarebbe stato possibile realizzarlo dove inizialmente previsto, a Jouvenceaux, a causa di una vena d'amianto, ero a Salt Lake City con Jean-Claude Killy, il nostro referente del Cio. E subito abbiamo pensato di usare quella di La Plagne, in Francia, realizzata per le Olimpiadi del 1992. Il Cio quindi era d'accordo e io avevo anche già contattato e trovato un accordo di massima con il governo francese. Ma quando siamo andati a Roma a presentare questa ipotesi al nostro governo e al Comi è venuto fuori il discorso, posso dire ridicolo, dell'onore nazionale: "Sono le Olimpiadi italiane, non possiamo andare all'estero". E così è nato il Bob a Cesana, in un luogo oltretutto esposto al sole, scelto perché non c'erano altre possibilità. 

E cosa replica a chi dice che avete lasciato tanti, troppi debiti?

E' una leggenda metropolitana. Il Toroc ha chiuso con un utile di un paio di milioni di euro che sono andati alla Città. L'Agenzia Torino 2006, che ha realizzato impianti e strade, addirittura con un utile di quasi 200 milioni di euro che sono stati utilizzati per la gestione del post olimpico. La Città si è indebitata per realizzare opere, come la metropolitana, l'inceneritore  o il passante ferroviario, che non sono state fatte per le Olimpiadi in senso stretto ma per dare un'impronta a Torino per i prossimi 100 anni. Il problema è che la Città ha finanziato queste opere accendendo dei mutui in un determinata situazione finanziaria che però è cambiata in corsa, con la riduzione dei trasferimenti dallo Stato. Ecco da dove nasce il debito: le Olimpiadi non c'entrano nulla. 

C'è stato un momento, durante l'organizzazione dei Giochi, in cui ha pensato "Oddio, non ce la faremo"?

Il momento più delicato è stato quello del fallimento del Toro. I lavori nello stadio infatti li stava facendo l'azienda di Cimminelli e il rischio di non finirli è stato reale. In quel caso c'è stata una presa di responsabilità molto coraggiosa da parte della Città di Torino: il sindaco Chiamparino e l'ingegnere capo Gian Battista Quirico si sono presi anche delle grosse responsabilità personali, facendo partire i lavori prima che fosse chiaramente definito il contenzioso con Cimminelli. E come se non bastasse i lavori si sono poi di nuovo fermati quando è stata trovata una bomba della Seconda guerra mondiale. Ricordo che andavo in Agenzia e guardavamo il cronoprogramma che era tirato fino all'ultimo per arrivare in tempo. E c'è stato anche un episodio che ora definirei curioso al Palavela: una mattina andai nel cantiere e vidi che c'era solo la vela, il resto della struttura era stato abbattuto ma non c'era ancora quella nuova, che vediamo oggi. Così dissi al responsabile dell'impresa: "Guarda che tra un anno dobbiamo fare il test event" e lui è sbiancato, perché avevano i piani per finirlo per le Olimpiadi, nel 2006. E così hanno rifatto i piani e abbiamo fatto il test event un anno prima, come da programma.

Cosa preferirebbe rifare oggi? Il sindaco o il presidente del Comitato organizzatore delle Olimpiadi?

Ho avuto la fortuna di fare due lavori bellissimi ma se dovessi scegliere, sceglierei di fare il sindaco perché il sindaco è il mestiere più importante nella cosa pubblica e perché un sindaco è vicino ai problemi e vede i risultati di quello che fa. 


Torino 2006, 20 anni dopo. Torino Cronaca pubblica una serie di articoli per celebrare insieme a voi lettori il ventesimo anniversario delle Olimpiadi di Torino, che prendevano il via il 10 febbraio 2006. Interviste, video, approfondimenti, curiosità: i servizi verranno pubblicati nel corso della giornata e li potrete man mano trovare tutti a questo link. Buona (nostalgica) lettura!

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