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Il caso
07 Febbraio 2026 - 22:07
«No, francamente non mi sento più sicuro». Stefano Lo Russo risponde senza esitazioni alla domanda sul nuovo decreto sicurezza appena approvato dal Consiglio dei ministri. Il sindaco di Torino lo ha detto giovedì scorso, ospite di Piazza Pulita su La7, mentre attorno agli scontri del 31 gennaio e allo sgombero del centro sociale Askatasuna il clima politico resta incandescente. Lo stesso governatore della Regione Piemonte, Alberto Cirio, nelle stesse ore garantiva l'esatto opposto. «Col decreto daremo alle forze di polizia uno strumento giuridico per fermare le persone controllate. Un fermo preventivo in casi eccezionali. E Askatasuna lo è», ha sostenuto. Un'ulteriore «breccia» nella concordia istituzionale tra Città e Regione, nata per garantirsi il reciproco buon governo, ma che vacilla sempre più. Soprattutto dopo le aperte richieste di dimissioni degli esponenti Avs della Giunta Lo Russo targata Forza Italia (che include anche il vicesegretario nazionale, Cirio, per l'appunto).
«Ho sentito le parole del ministro Piantedosi (dell'Interno, ndr) in Parlamento e mi preoccupano», prosegue Lo Russo, mettendo in discussione l'idea che nuove norme possano, da sole, rendere le città più sicure. E, nel merito, Torino, dopo gli scontri che hanno messo Vanchiglia a ferro e a fuoco. Per Lo Russo il nodo è un altro: la carenza di uomini e mezzi. «In Italia mancano 11mila agenti di polizia, 12mila carabinieri e 7mila unità della Guardia di Finanza. A Torino la Questura ha circa 200 agenti in meno: significa almeno dieci volanti a turno che non ci sono».
Un quadro che, secondo il primo cittadino, si scontra con l'aumento dei reati registrato negli ultimi tre anni, tra furti, rapine e violenze. Da qui la critica alla lettura che, dopo i disordini di sabato, ha accomunato manifestanti e violenti. «Sono perplesso dall'idea che chi scende in piazza sia automaticamente responsabile di chi spacca», afferma. «Porto mio figlio allo stadio e so che ci sono tafferugli tra ultras: questo vuol dire che chi va allo stadio copre la violenza? No. Lo Stato deve garantire il diritto di manifestare e intervenire su chi commette reati».
Parole che arrivano quasi in contemporanea con quelle della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che su una rete Mediaset ha parlato di «nemici dello Stato» riferendosi ai partecipanti al corteo torinese, sostenendo che «non era gente che voleva manifestare le proprie idee». E pure in questo caso Cirio continua a rimanere critico: «Incompatibile la presenza delle istituzioni con chi fiancheggia la violenza - insiste - Settimane che venivano chiamate a raccolta delinquenti, con il motto "prendiamoci la città"», aveva dichiarato all'indomani degli scontri, chiedendo la rimozione degli esponenti della maggioranza in Comune. «Invito» rimasto inascoltato da Lo Russo. Sul capitolo Askatasuna, Lo Russo insiste: «L'equazione sgombero uguale ordine pubblico non si è verificata». «Servono meno slogan e più collaborazione istituzionale. Mi piacerebbe lavorarci con il ministro dell'Interno, perché senza personale e risorse - conclude il sindaco -, nessun decreto può garantire davvero la sicurezza».
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