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L'evento
10 Febbraio 2026 - 10:20
Il senatore Roberto Rosso, insieme al ministro Paolo Zangrillo e a sottosegretaria Claudia Porchietto
La rigenerazione urbana come scelta politica di lungo periodo, capace di incidere sulla qualità della vita e sul futuro economico delle città. È questo il filo conduttore dell’intervento del senatore di Forza Italia Roberto Rosso, ospite dell’ultimo appuntamento di Dumsedafe, il format di confronto promosso all’Unione Industriali e coordinato da Piero Gola. «Vi devo parlare di casa - ha esordito Rosso - perché la casa è un argomento fondamentale sotto tanti aspetti. Non è solo un investimento, è il luogo delle nostre memorie, delle nostre emozioni, della nostra vita». Partendo dall’esperienza torinese, Rosso ha evidenziato i limiti di uno sviluppo urbano legato alla monocultura industriale. «Torino è una città bellissima - ha spiegato - ma è stata disegnata in un modo particolare. Abbiamo un centro storico straordinario e quartieri costruiti, soprattutto tra gli anni Cinquanta e Settanta, come dormitori a servizio dell’industria».
Rosso ha chiarito più volte come la rigenerazione urbana non possa essere confusa con una semplice riqualificazione edilizia. «Non significa guardare un quartiere e dire: è brutto, gli diamo una mano di tinta. Significa ripensarlo completamente». Un concetto che ha sintetizzato con una metafora efficace: «Non è tornare giovani a vent’anni, è tornare più belli, più alti e più forti di prima». La rigenerazione, dunque, riguarda edifici, spazi pubblici, servizi, mobilità e funzioni sociali, in un approccio integrato che metta al centro l’uomo e le comunità.
Tra i temi più delicati affrontati, quello della demolizione e ricostruzione. «In molte aree urbane il patrimonio edilizio è vecchio, energivoro, insicuro dal punto di vista sismico. In certi casi non ha senso intervenire con piccoli lavori: bisogna avere il coraggio di abbattere e ricostruire». Non per cancellare l’identità dei luoghi, ma per rigenerarla: «Non si tratta di riportare all’antico splendore, ma di creare qualcosa di nuovo, più adatto al modo in cui viviamo oggi».
Rosso ha poi richiamato il modello della città dei 15 minuti. «L’idea è semplice: i servizi essenziali devono essere raggiungibili vicino a casa. Non vuol dire non andare più in centro, ma non essere obbligati ad andarci per ogni cosa». Un modello che punta a superare la logica delle città monocentriche. «Quando in alcuni quartieri ti dicono “vado a Torino” invece di “vado in centro”, significa che quel quartiere non si sente parte della città. La rigenerazione urbana serve anche a ricucire questa frattura».
L’obiettivo è superare la frammentazione normativa e creare una cornice stabile. «Dobbiamo chiarire cosa si può fare e cosa non si può fare, semplificare le procedure e mettere insieme pubblico e privato». Rosso ha infine ribadito la centralità della casa come bene primario e il no all’aumento delle tasse immobiliari. «La casa è sacra. È il custode della nostra vita. Per questo abbiamo difeso la tassazione». Ma la rigenerazione, ha concluso, deve andare di pari passo con il lavoro. «Una città sostenibile è una città dove si lavora. Rigenerare le città significa rigenerare il Paese. È una sfida che riguarda tutti e che richiede visione, risorse e stabilità».
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