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La mostra

Torino, arriva l'arte giapponese: 180 capolavori del maestro Hokusai alla Galleria Elena Salamon

Dal 6 marzo al 24 aprile la Galleria Elena Salamon celebra Katsushika Hokusai con un’ampia retrospettiva che racconta il genio capace di unire Oriente e Occidente e di influenzare l’arte contemporanea

Torino, arriva l'arte giapponese: 180 capolavori del maestro Hokusai alla Galleria Elena Salamon

Cento vedute del monte Fuji (a sinistra la n. 9, a destra la n. 25)

A Torino arriva l’eleganza senza tempo dell’arte giapponese: la Galleria Elena Salamon dedica una grande mostra a Katsushika Hokusai, protagonista assoluto dell’ukiyo-e e figura centrale nella storia dell’arte mondiale. Dal 6 marzo al 24 aprile, negli spazi di piazzetta IV Marzo, nel cuore della città, sono esposte 180 xilografie che raccontano l’evoluzione creativa di un artista capace di influenzare l’immaginario visivo contemporaneo, dai manga al design, dalla moda alla grafica digitale.

Hokusai (1760-1849) è considerato uno dei più grandi interpreti dell’arte giapponese del periodo Edo. Pittore e incisore instancabile — si stima abbia prodotto oltre 30.000 opere tra stampe, dipinti e libri illustrati — è celebre per aver trasformato la xilografia in un linguaggio universale. La sua opera più iconica, La Grande Onda, parte della serie delle Trentasei vedute del Monte Fuji, è oggi una delle immagini più riconoscibili al mondo.

La sua ricerca artistica si concentra su paesaggi, figure popolari, mitologia e natura, sempre con uno sguardo innovativo: prospettive ardite, uso dinamico della linea e una straordinaria capacità di sintetizzare movimento ed emozione. Proprio grazie a queste caratteristiche, Hokusai divenne nell’Ottocento una fonte d’ispirazione per gli impressionisti europei e per il fenomeno del Giapponismo.

La mostra torinese propone un itinerario attraverso alcune delle serie più significative dell’artista. Tra le opere esposte spiccano le xilografie policrome tratte dal ciclo Tour delle cascate in varie province (Shokoku Taki Meguri), realizzate tra il 1832 e il 1834, dove l’acqua diventa protagonista assoluta in composizioni di grande forza scenografica.

Di particolare rarità è Il demone Hannya che ride (Warai Hannya), datato 1831, esempio magistrale della capacità di Hokusai di confrontarsi con il repertorio teatrale e folklorico giapponese.

Il pubblico può, inoltre, ammirare alcune stampe della cosiddetta Piccola Tokaido (Tokaido Gojusan-eki) del 1804, testimonianza della fase giovanile dell’artista, e un nucleo significativo delle celebri Cento vedute del monte Fuji (Fugaku Hyakkei), realizzate tra il 1834 e il 1835: una serie in tre tonalità di grigio considerata tra i vertici assoluti della sua produzione.

Completa il percorso una selezione di opere tratte dalla raccolta Trasmettere lo spirito, rivelare la forma delle cose attraverso un sol colpo di pennello, che evidenzia la maturità stilistica raggiunta dal maestro negli ultimi anni.

La curatrice Elena Salamon racconta come l’amore per Hokusai sia nato in famiglia: fu, infatti, la nonna, fondatrice nel 1969 della prima galleria d’arte al femminile di Torino, a introdurre per prima le stampe giapponesi in città. Un’eredità culturale che oggi si traduce in una mostra costruita nel tempo, attraverso acquisizioni mirate e una profonda conoscenza dell’opera dell’artista.

L’esposizione non è soltanto un omaggio a un gigante dell’arte, ma anche un’occasione per riflettere su quanto il linguaggio visivo di Hokusai sia ancora vivo e attuale. A oltre due secoli di distanza, la sua lezione di semplicità, potenza narrativa e armonia formale continua a parlare al presente, dimostrando come l’arte sappia superare ogni confine geografico e temporale.

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