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Sanità
22 Febbraio 2026 - 11:07
A Torino arriva una storia a lieto fine che parla di competenza, coordinamento e prontezza. Eleonora, 38 anni, alla terza gravidanza dopo due precedenti cesarei, è stata seguita e salvata insieme al suo bambino in una delle situazioni più complesse dell’ostetricia moderna: una placenta percreta, rarissima anomalia che può mettere a rischio la vita di mamma e figlio.
La paziente era stata indirizzata al Centro di ecografia dell’ospedale Sant’Anna, diretto dal dottor Andrea Sciarrone, dopo il sospetto di una placenta previa centrale con accretismo. A 28 settimane la diagnosi è stata confermata: la placenta invadeva profondamente i tessuti circostanti, compromettendo perfino la via di passaggio alla vagina.
Da quel momento è scattato un percorso altamente specializzato coordinato dalla dottoressa Eleonora Pilloni e dall’équipe ostetrica della divisione di Ostetricia e Ginecologia 3, diretta dal dottor Corrado De Sanctis. Fondamentale anche l’approfondimento diagnostico con risonanza magnetica, realizzata dalle dottoresse Stephanie Gentile e Donatella Tota, che ha evidenziato l’invasione fino alla cupola vescicale e al parametrio di sinistra.
L’intervento, pianificato alla 35ª settimana, ha previsto un taglio cesareo programmato con contestuale isterectomia, eseguito dal dottor Paolo Cortese insieme ai dottori De Sanctis e Giuseppe Garbagni. La complessità dell’operazione è stata accentuata dalle aderenze dovute ai precedenti interventi chirurgici, soprattutto a livello vescicale.
In sala operatoria hanno operato anche le équipe anestesiologica e neonatologica, dirette rispettivamente dalla dottoressa Mariella Maio e dalla dottoressa Caterina Carbonara, con il prezioso supporto del personale di sala, coordinato dalla caposala Erika Pejrasso.
Un ruolo cruciale è stato svolto dalla Radiologia interventistica delle Molinette, con il dottor Pierluigi Muratore: prima dell’intervento sono stati posizionati due cateteri a palloncino nelle arterie ipogastriche, che dopo la nascita di Riccardo (2.760 grammi) hanno permesso di ridurre l’afflusso di sangue all’utero e operare in sicurezza.
Il risultato è stato straordinario: perdite ematiche contenute, nessuna trasfusione necessaria, mamma e neonato in ottime condizioni e dimissione dopo soli cinque giorni.
Un successo che dimostra la forza della gestione multidisciplinare e del coordinamento tra le diverse specialità. “Un esempio delle eccellenze della Città della Salute e della Scienza di Torino. Avere tutte le competenze a disposizione nello stesso momento è stato determinante”, ha dichiarato Livio Tranchida, Direttore generale del CDSS.
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