Ascolto diretto, presenza sul territorio e confronto costante con enti e strutture sanitarie. A un anno dall’avvio dell’incarico nello staff del presidente della Regione Piemonte, Massimiliano Caramazza ha seguito personalmente 340 casi legati a problematiche di disabilità, facendo da ponte tra cittadini e istituzioni.
Voluto dal presidente Alberto Cirio dopo un appello pubblico sui social in cui denunciava le difficoltà quotidiane delle persone con disabilità nell’accesso a contributi e servizi, Caramazza – 53 anni, affetto da sclerosi amiotrofica spinale – è entrato nella squadra regionale con un compito preciso: portare dentro le istituzioni lo sguardo di chi vive in prima persona barriere architettoniche, burocratiche e amministrative.
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Nel corso di questi dodici mesi, il lavoro si è sviluppato in coordinamento con l’assessore al Welfare Maurizio Marrone e con l’assessore alla Sanità Federico Riboldi, interfacciandosi con enti locali, aziende sanitarie e realtà del terzo settore.
Secondo quanto emerge dal monitoraggio, la criticità principale riguarda la difficoltà per le famiglie di orientarsi tra competenze diverse e procedure complesse. In diversi casi sono emerse anche sovrapposizioni normative tra livelli istituzionali differenti, con conseguenti rallentamenti nelle risposte.
«Accanto alle nostre strutture tecniche volevamo una persona con conoscenza diretta delle situazioni», spiega Cirio. «In questo primo anno abbiamo raccolto un patrimonio di ascolto che ci permette di lavorare meglio come istituzione, riducendo le distanze e rendendo più chiari i percorsi».
Per Caramazza, il valore dell’esperienza è stato soprattutto nel contatto con le persone: «Stare sul territorio è fondamentale per capire dove i percorsi si interrompono, anche quando i servizi esistono. La richiesta di supporto è molto alta, ma il riscontro da parte del mondo medico e amministrativo è incoraggiante».
L’assessore Riboldi sottolinea come «i 340 casi seguiti non siano numeri, ma storie che aiutano a individuare criticità concrete nei percorsi sanitari e sociali». Marrone parla invece di «una presenza determinata e pragmatica, qualità necessarie per rafforzare il lavoro del welfare piemontese».
Un bilancio che, a un anno dall’avvio della collaborazione, punta a consolidare un metodo basato sull’ascolto diretto e sull’integrazione tra servizi, con l’obiettivo dichiarato di rendere più accessibili e coordinati i percorsi per le persone con disabilità e le loro famiglie.