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Il caso
23 Febbraio 2026 - 05:30
Il Consiglio regionale vota il divieto di suk: niente più mercatini di libero scambio in Piemonte (foto di repertorio).
Famiglie in cerca di oggetti a basso costo o giovani con il culto del "vintage" da una parte, operatori che trasformano materiali di scarto in una piccola fonte di reddito. Per sei anni, il Barattolo, il mercato del libero scambio gestito dall’Associazione ViviBalon, è stato più di un semplice mercatino, un laboratorio sociale che garantiva entrate dignitose per centinaia di espositori, e un sistema di raccolta e differenziazione dei rifiuti che ogni anno intercettava tonnellate di materiali, riducendo il conferimento in discarica e dando nuova vita a vestiti, carta e libri. Ma oggi quel modello è messo in crisi.
E se da una parte c’è chi lo rivendica come un primo, concreto, tentativo di eradicare l’illegalità dal Suk, c’è chi accusa: così si colpiscono i poveri e, anzi, cresce l’abusivismo. La decisione, tramite convenzione ad hoc firmata con la Città, della Regione Piemonte di ridurre le giornate di apertura del mercato da 100 a 40 all’anno avrebbe infatti avuto effetti controproducenti. «Hanno colpito i poveri, impedendo loro di lavorare e trasformato via Carcano in un mercato abusivo», aveva denunciato il presidente della Circoscrizione 7 Luca Deri. Perché la riduzione dei giorni non avrebbe fatto altro che favorire le vendite irregolari, "extra Suk".
Il contrasto politico, così, è immediato. Con la Lega che punta il dito sull’Amministrazione Lo Russo («Siamo stanchi delle prese in giro e tolleranza verso chi occupa illegalmente le strade», dichiara Fabrizio Ricca, capogruppo regionale) e l’associazione ViviBalon che da anni gestisce il mercato e che, forte dell’appoggio di gran parte del centrosinistra, sottolinea il valore sociale ed ecologico dell’iniziativa: 3.300 chili di materiali "recuperati" per ognuno dei 700 operatori, 54 tonnellate di vestiti, 35 di carta e cartone, e decine di migliaia di libri redistribuiti ogni anno. Sono questi i numeri forniti dall’associazione, audita in commissione regionale qualche giorno fa. Che per la capogruppo Avs Alice Ravinale sarebbero la dimostrazione di un "progetto funzionante", di "sostegno economico alle fasce più fragili".
Ma il valore del "Barattolo", sottolinea il consigliere 5S Alberto Unia, va oltre il recupero dei materiali. «Si tratta anche di restituire tante persone alla dignità del lavoro». Chi continua ad osteggiarla per motivi di propaganda politica causa danni al quartiere a livello economico, sociale e ambientale e, soprattutto, non risolve i problemi di decoro urbano e sicurezza su cui la Destra affermava di volere intervenire.
Dal fronte del centrodestra, invece, la narrazione è ben diversa: serve legalità, regole certe, controllo sui prodotti in vendita. Alessandra Binzoni di Fratelli d’Italia insiste sul fatto che aiutare chi è in difficoltà non può significare tollerare l’illegalità o mercati senza limiti. «Le merci devono essere usate, non frutto di attività illecite», sottolinea, criticando la narrazione che dipinge il Barattolo come un successo ambientale basato sulla gestione dei rifiuti. Mentre la disputa continua tra Regione e Comune, via Carcano resta un simbolo strattonato a destra e a manca: progetto virtuoso o ricettacolo di abusivismo?
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