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Il caso
23 Febbraio 2026 - 18:19
Vetrine infrante, cassonetti rovesciati, fumogeni e cariche in corso Regina Margherita. Il 31 gennaio Torino ha vissuto ore di guerriglia urbana durante il corteo per Askatasuna. A distanza di settimane, oltre alle immagini degli scontri resta il conto. E oggi quel conto è più salato di quanto si pensasse all’indomani dei fatti.
In Consiglio comunale l’assessore alla Sicurezza Marco Porcedda ha aggiornato la cifra: 273 mila euro di danni complessivi tra Comune e partecipate. Una somma che sfiora i 300 mila euro e che risulta quasi doppia rispetto ai circa 164 mila euro di cui si parlava nei giorni immediatamente successivi, quando il sindaco Stefano Lo Russo aveva condannato con fermezza le violenze.
La fetta più consistente pesa sulle casse di Palazzo Civico: 125mila euro tra danni e interventi, di cui 44mila euro per la polizia locale impegnata nella gestione dell’emergenza e negli straordinari.
A questi si aggiungono le spese delle partecipate. Gtt ha stimato 16.400 euro per i disagi operativi e circa 50 mila euro di mancati incassi legati allo stop e alle deviazioni del servizio. Iren ha quantificato in quasi 20 mila euro i costi sostenuti, mentre Amiat ha contabilizzato 62mila euro: 44mila per gli interventi ordinari connessi al corteo e 18 mila per operazioni straordinarie dopo gli scontri, tra macerie da rimuovere e ripristini.
A sollevare il caso in aula è stato il consigliere Pino Iannò (Torino Libero Pensiero), che ha parlato di «soldi buttati» per «vero e proprio terrorismo. Questi quattro terroristi hanno depauperato la città», aggiunge, chiedendo misure più rigide come il daspo urbano per i responsabili.
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