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Autmotive
24 Febbraio 2026 - 09:20
Gennaio 2026 ha il sapore di un paradosso per il mercato auto europeo: il motore complessivo rallenta, mentre l’elettrico schiaccia sull’acceleratore. Sullo sfondo, un grande gruppo – Stellantis – risale la classifica, guadagnando terreno e fiducia, anche in Borsa. Che cosa ci raccontano, numeri alla mano, queste prime curve dell’anno?
Stellantis va controcorrente
In questo contesto, a gennaio 2026 Stellantis registra in Europa (Ue+Efta+Regno Unito) 164.436 immatricolazioni, il 6,7% in più rispetto a gennaio 2025 (154.161). La quota sale così dal 15,5% al 17,1%. Un’inversione di marcia che, in un mercato complessivamente in flessione, pesa doppio: è la prova che, quando l’onda si abbassa, emergono con più nitidezza le scelte industriali vincenti.
E i mercati sembrano reagire bene a questi dati: Stellantis questa mattina, martedì 24 febbraio 2026, sta salendo in Borsa: +2,24% a Piazza Affari alle 10.30.
L’elettrico alza il volume
Le auto elettriche a batteria (BEV) hanno chiuso gennaio con 154.230 nuove immatricolazioni e una quota del 19,3% nell’Ue, in aumento rispetto al 14,9% di un anno fa. I quattro mercati più grandi dell’Unione – che da soli valgono il 60% delle immatricolazioni BEV – vanno in ordine sparso: volano Francia (+52,1%) e Germania (+23,8%), frenano Belgio (-11,5%) e soprattutto Paesi Bassi (-35,4%). È l’inizio di un sorpasso strutturale o solo un’accelerazione momentanea? I dati dicono che l’elettrico sta diventando parte integrante del paesaggio, non più una nicchia.
Gli ibridi al centro della scena
Ancora più imponente la massa critica degli ibridi tradizionali: 308.364 nuove immatricolazioni a gennaio 2026 nell’Ue, pari al 38,6% del mercato totale. La crescita è sostenuta dall’Italia (+24,9%) e dalla Spagna (+9%), con la Francia stabile e la Germania in lieve calo (-1,8% rispetto a gennaio 2025). In altre parole, l’ibrido oggi è il baricentro del mercato: una tecnologia-ponte che, come un viadotto ben progettato, collega l’endotermico all’elettrico puro.
Dopo la pandemia perso il 21,6%
Per approfondire l'analisi, ci sono i dati del centro studi Promotor che evidenziano come l'auto abbia perso ben il 21,6% rispetto al gennaio del 2019, che è l’anno che ha preceduto la pandemia. E ciò mentre nel resto del mondo le immatricolazioni hanno da tempo ampiamente superato il livello del 2019.
Secondo il Centro Studi Promotor, la perdurante crisi del mercato automobilistico dell’Unione europea ha una causa evidente: la strategia per la transizione energetica varata da Bruxelles, che ha gravemente penalizzato l’industria dell’auto europea, con ripercussioni sull’economia dell’Unione e sull’occupazione.
Il 16 dicembre l’Ue ha annunciato un lieve allentamento del proprio rigore ecologista; tuttavia, le misure indicate non sarebbero sufficienti a recuperare il terreno perduto rispetto alla concorrenza globale.
Spiega Gian Primo Quagliano, presidente del Centro Studi Promotor: “Occorrerebbe un deciso cambio di rotta nella politica dell’Unione Europea per la transizione energetica nell’auto, politica decisamente fallimentare perchè, non solo ha messo in una crisi gravissima il settore dell’auto, ma sta anche ottenendo risultati molto modesti sul terreno della transizione energetica. Basti pensare che, secondo gli ultimi dati resi noti dall’Acea, nel 2024 la quota delle auto elettriche nel parco circolante di autovetture dei paesi dell’Unione era pari al 2,3%, un’inezia. Indubbiamente nel 2025 si è registrata una accelerazione nella transizione energetica perchè la quota delle auto elettriche sulle immatricolazioni è passata dal 18,8% del 2024 al 26,3% del 2025, ma per poter dire che l’auto elettrica è una realtà significativa ci vuole altro”.
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