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Mafia e appalti, la "stoccata" di Bombardieri: «Poche denunce dai sindacati. Le parole non bastano»

Il procuratore capo della Repubblica ha parlato durante il convegno al Sermig intitolato “Lavoro, pilastro contro le mafie”, organizzato dalla Cgil

Giovanni Bombardieri e don Luigi Ciotti

Giovanni Bombardieri e don Luigi Ciotti

Più decisione nel denunciare le infiltrazioni della mafia nei cantieri. In un sistema, quello attuale, che «solamente a parole è vicino a quegli imprenditori che denunciano». Una stoccata che arriva da Giovanni Bombardieri, procuratore della Repubblica, in occasione del convegno che si è tenuto oggi, martedì 24 febbraio, al Sermig e intitolato: “Lavoro, pilastro contro le mafie”, in previsione del corteo che si terrà il 21 marzo. «La mafia offre agli imprenditori disonesti delle scorciatoie - ha sottolineato Bombardieri - ma successivamente ne chiede il conto. Eppure, a volte siamo troppo buoni nel non denunciare. Anche da parte dei sindacati vedo ancora troppe poche denunce. Invece, ci vuole più concretezza nell'aggredire certi fenomeni». Parole pronunciate durante un convegno al Sermig che ha visto, tra gli altri ospiti, don Luigi Ciotti, presidente di Libera, Paola Caccia, figlia di Bruno Caccia, magistrato assassinato dalla ‘ndrangheta, Elena Ferro, segretaria della Cgil Torino, e Giorgio Airaudo, segretario generale della Cgil Piemonte.«E' importante eliminare le cosiddette "zone grigie". Vedo dei passi avanti nel caporalato, non altrettanto negli altri settori. In Piemonte - ha proseguito Bombardieri - il mondo del lavoro ha a che fare con la criminalità organizzata già dagli anni '70, un decennio prima dell'arrivo della legge che introduceva il reato di associazione di stampo mafioso. I sindacati devono stare vicino a chi denuncia, perché ho conosciuto imprenditori che, dopo avere denunciato, hanno trovato ostacoli sul fronte della burocrazia, ad esempio con il sistema bancario».

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