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Microlino e il paradosso dei crediti verdi Ue: ecco cosa succede a Bruxelles

Nuovi norme sul green Ue: M1e premiata, L7e esclusa. Microlino di Torino denuncia una distorsione competitiva

Microlino e il paradosso dei crediti verdi Ue: ecco cosa succede a Bruxelles

Una rivoluzione che parte in retromarcia? Mentre a Bruxelles si moltiplicano i summit sulla mobilità sostenibile, la nuova architettura europea dei crediti verdi finisce per mettere il turbo ai modelli più grandi e pesanti, lasciando ai box proprio i mezzi più leggeri e urbani. Il risultato, dicono i numeri e le regole, è una partita a porte semichiuse: dentro le city car della categoria M1e, fuori le microcar elettriche L7e. Con buona pace di chi, come Microlino, ha investito in Italia su un’idea semplice e avanzata: meno materiali, meno energia, più città.

Bruxelles introduce la nuova categoria M1e, che include le city car sotto i 4,20 metri, riconosce “supercrediti” nel calcolo delle emissioni di flotta e consente di generare vantaggi competitivi attraverso il sistema del fleet pooling. È il cuore del meccanismo: chi produce modelli a combustione può compensare le proprie emissioni acquistando quote dai costruttori a zero emissioni. Un grande successo, verrebbe da dire. Ma con un’eccezione che pesa come un macigno: la categoria L - e in particolare L7e, quella dei quadricicli leggeri e pesanti elettrici - resta fuori dalla partita. Non può generare né vendere crediti. Tradotto: i piccoli, in città, non contano più.

La scelta rappresenta una distorsione competitiva evidente. I costruttori M1e potranno contare su incentivi diretti all’acquisto in diversi Paesi europei e su coefficienti premiali nel calcolo delle emissioni di flotta. Le microcar L7e no. Quindi si favoriscono modelli più grandi, più pesanti, più costosi e si penalizzano le soluzioni che hanno fatto dell’efficienza e della proporzione urbana il proprio manifesto.

Michelangelo Liguori, General Manager Micro Mobility System, lo dice senza giri di parole: “La categoria L rappresenta oggi la soluzione più proporzionata alla mobilità urbana europea. I nostri veicoli sono lunghi poco più di 2,5 metri, vengono prodotti in Europa e richiedono un numero di componenti e di risorse nettamente inferiore rispetto a un’auto tradizionale. Escluderli dai crediti verdi significa sostenere modelli più grandi e più energivori.”

Tra i protagonisti c’è Microlino, prodotta a Torino: circa 70 addetti e oltre 150 milioni di euro investiti, di cui quasi 100 in Italia. Non una startup improvvisata, ma un progetto industriale europeo pensato per le città europee e fondato su filiere reali: l’80% della componentistica è di origine europea, di cui più del 50% italiana. Se il quadro normativo resta questo, anche la sostenibilità industriale - non solo quella ambientale - finisce sotto esame. Mentre si parla di autonomia strategica e sovranità industriale, si rischia di affossare chi quella sovranità la pratica davvero.

La produzione è totalmente Made in Italy, a Torino, in una struttura moderna di 5.000 mq interamente ricoperti da pannelli solari. Tutto il processo è realizzato in stabilimento: dallo stampaggio delle lamiere alla lastratura della scocca - totalmente robotizzata e curata dal partner Cecomp - fino alla verniciatura e all’assemblaggio finale. Anche qui, la leggerezza è metodo industriale: Microlino è realizzata impiegando il 50% in meno di componenti rispetto a un’auto tradizionale.

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