l'editoriale
Cerca
Microcar
24 Febbraio 2026 - 19:50
Una rivoluzione che parte in retromarcia? Mentre a Bruxelles si moltiplicano i summit sulla mobilità sostenibile, la nuova architettura europea dei crediti verdi finisce per mettere il turbo ai modelli più grandi e pesanti, lasciando ai box proprio i mezzi più leggeri e urbani. Il risultato, dicono i numeri e le regole, è una partita a porte semichiuse: dentro le city car della categoria M1e, fuori le microcar elettriche L7e. Con buona pace di chi, come Microlino, ha investito in Italia su un’idea semplice e avanzata: meno materiali, meno energia, più città.
Bruxelles introduce la nuova categoria M1e, che include le city car sotto i 4,20 metri, riconosce “supercrediti” nel calcolo delle emissioni di flotta e consente di generare vantaggi competitivi attraverso il sistema del fleet pooling. È il cuore del meccanismo: chi produce modelli a combustione può compensare le proprie emissioni acquistando quote dai costruttori a zero emissioni. Un grande successo, verrebbe da dire. Ma con un’eccezione che pesa come un macigno: la categoria L - e in particolare L7e, quella dei quadricicli leggeri e pesanti elettrici - resta fuori dalla partita. Non può generare né vendere crediti. Tradotto: i piccoli, in città, non contano più.
La scelta rappresenta una distorsione competitiva evidente. I costruttori M1e potranno contare su incentivi diretti all’acquisto in diversi Paesi europei e su coefficienti premiali nel calcolo delle emissioni di flotta. Le microcar L7e no. Quindi si favoriscono modelli più grandi, più pesanti, più costosi e si penalizzano le soluzioni che hanno fatto dell’efficienza e della proporzione urbana il proprio manifesto.
Michelangelo Liguori, General Manager Micro Mobility System, lo dice senza giri di parole: “La categoria L rappresenta oggi la soluzione più proporzionata alla mobilità urbana europea. I nostri veicoli sono lunghi poco più di 2,5 metri, vengono prodotti in Europa e richiedono un numero di componenti e di risorse nettamente inferiore rispetto a un’auto tradizionale. Escluderli dai crediti verdi significa sostenere modelli più grandi e più energivori.”
Tra i protagonisti c’è Microlino, prodotta a Torino: circa 70 addetti e oltre 150 milioni di euro investiti, di cui quasi 100 in Italia. Non una startup improvvisata, ma un progetto industriale europeo pensato per le città europee e fondato su filiere reali: l’80% della componentistica è di origine europea, di cui più del 50% italiana. Se il quadro normativo resta questo, anche la sostenibilità industriale - non solo quella ambientale - finisce sotto esame. Mentre si parla di autonomia strategica e sovranità industriale, si rischia di affossare chi quella sovranità la pratica davvero.
La produzione è totalmente Made in Italy, a Torino, in una struttura moderna di 5.000 mq interamente ricoperti da pannelli solari. Tutto il processo è realizzato in stabilimento: dallo stampaggio delle lamiere alla lastratura della scocca - totalmente robotizzata e curata dal partner Cecomp - fino alla verniciatura e all’assemblaggio finale. Anche qui, la leggerezza è metodo industriale: Microlino è realizzata impiegando il 50% in meno di componenti rispetto a un’auto tradizionale.
I più letti
L'associazione aderisce all'Istituto dell'Autodisciplina Pubblicitaria - IAP vincolando tutti i suoi Associati al rispetto del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale e delle decisioni del Giurì e de Comitato di Controllo.
CronacaQui.it | Direttore responsabile: Andrea Monticone
Vicedirettore: Marco Bardesono Capo servizio cronaca: Claudio Neve
Editore: Editoriale Argo s.r.l. Via Principe Tommaso 30 – 10125 Torino | C.F.08313560016 | P.IVA.08313560016. Redazione Torino: via Principe Tommaso, 30 – 10125 Torino |Tel. 011.6669, Email redazione@torinocronaca.it. Fax. 0116669232 ISSN 2611-2272 Amministratore unico e responsabile trattamento dati e sicurezza: Giuseppe Fossati
Registrazione tribunale n° 1877 del 14.03.1950 Tribunale di Milano
La società percepisce i contributi di cui al decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70. Indicazione resa ai sensi della lettera f) del comma 2 dell’articolo 5 del medesimo decreto legislativo..