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Il fatto

Caso Comala, Lo Russo convoca tutti: “Uniformità nelle concessioni e continuità nel tempo”

Il destino dell'ex caserma La Marmora in attesa delle verifiche di conformità del bando

circolo comala

Le firme di chi si oppone alla fine dell'esperienza Comala, sono salite a 25mila in pochi giorni. E il sindaco di Torino Stefano Lo Russo, ieri mattina ha rotto il silenzio: "A breve saranno convocati a Palazzo Civico tutti i responsabili dei Centri di Protagonismo giovanile". L'obiettivo è fare chiarezza sulla concessione degli spazi comunali e mettere ordine in un sistema che – ammette – oggi presenta “grandi differenze”.

Il futuro dell’ex caserma Lamarmora di corso Ferrucci 65, casa dell'associazione culturale Comala dal 2011, è ancora in bilico. Alla scadenza del bando pubblicato dalla Circoscrizione 3 sono arrivate due proposte: quella dell’associazione storica e quella di una nuova Ats composta da più soggetti, risultata vincitrice in via provvisoria. Sono in corso le verifiche tecniche prima dell’aggiudicazione definitiva.

Intanto la mobilitazione cresce. Sul portale Change.org la petizione per salvare Comala ha superato le 24mila adesioni. Sui social si moltiplicano appelli e testimonianze. E non mancano le ombre sulla nuova cordata, dove compare anche l’associazione Eufemia, già finita al centro delle polemiche nel 2024 per il licenziamento delle dipendenti con la scelta di tornare a una gestione basata su volontari ed esternalizzazioni.

Il caso non è chiuso, sono ottimista”, ha dichiarato Lo Russo ai microfoni di To Radio. “È una questione rilevante per la città. Comala ha realizzato molto in questi quindici anni e va preservato quel valore”.

Ma il sindaco allarga il campo: “Dobbiamo armonizzare le modalità con cui gestiamo gli immobili comunali concessi a enti con regimi giuridici diversi. Serve uniformità, ma anche continuità nel tempo per le esperienze positive”.

A stretto giro partirà un tavolo con l’assessora alle Politiche educative Carlotta Salerno per definire criteri più chiari. L’obiettivo è duplice: “Garantire regole certe sul patrimonio pubblico e, allo stesso tempo, sostenere le realtà innovative che funzionano”.

I tempi, almeno formalmente, ci sono: l’assegnazione definitiva è prevista per l’estate. Ma la partita è tutta politica oltre che amministrativa. Perché al di là delle verifiche tecniche, la vera questione resta una: può Torino permettersi di perdere un presidio culturale che in quindici anni è diventato punto di riferimento per migliaia di giovani

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