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dal sogno della crociera all'incubo della guerra

Guerra in Iran, paura in crociera: la Msc Euribia bloccata a Dubai con 5mila passeggeri. «Vogliamo tornare a casa»

La testimonianza di 4 torinesi a bordo della nave: «Sentiamo le esplosioni, vediamo il fumo alzarsi dalla città. Ma a bordo la vita continua come sempre»

La testimonianza di 4 torinesi sulla Msc Euribia: «Sentiamo le esplosioni, vediamo il fumo alzarsi dalla città. Ma a bordo la vita continua come sempre»

La testimonianza di 4 torinesi sulla Msc Euribia: «Sentiamo le esplosioni, vediamo il fumo alzarsi dalla città. Ma a bordo la vita continua come sempre»

La Msc Euribia è da ieri intrappolata nel porto di Dubai a causa della guerra in Iran. Sulla nave ci sono attualmente 5mila passeggeri, costretti a vivere in una sorta di universo parallelo: mentre a bordo si cerca di mantenere la calma garantendo ancora animazioni e spettacoli, dalla città si vedono alzarsi le colonne di fumo nero provocate dai bombardamenti e il cielo è solcato dalle tracce di missili e contraerea.

Tra chi ha visto trasformarsi una crociera da sogno nell'incubo di una guerra, ci sono anche quattro torinesi. Le sorelle Silvia e Marilena con i rispettivi mariti, Federico e Marco. Decollate l'altro giorno da Bergamo, le due coppie si sono imbarcate a Dubai convinte di poter salpare verso Doha ma poi è arrivato lo stop: impossibile garantire la sicurezza, la nave non va da nessuna parte. «L'equipaggio è riuscito a garantire una cabina a tutti - raccontano al telefono Silvia e Marilena - e non è stato facile perché chi doveva sbarcare avrebbe dovuto lasciare il posto a chi si imbarcava. Il commissario ci ha detto che a bordo ci sono esattamente 4.966 passeggeri (a cui sommare circa 1.700 membri dell'equipaggio ndr): italiani, francesi, tedeschi, tanti russi, qualche americano. Ma adesso siamo tutti bloccati: possiamo solo fare una passeggiata vicino alla nave ma se uscissimo dal porto non potremmo più risalire a bordo perché non si potrebbero effettuare i controlli di sicurezza. E poi dove dovremmo andare? L'aeroporto è chiuso ed è stato colpito, non avremmo modo di tornare in Italia. Ci sentiamo prigionieri». Eppure alla vigilia della partenza, nessuno aveva avvisato del pericolo: «Alcuni passeggeri avevano chiesto alla Farnesina, altri a Msc ma tutti avevano rassicurato: evidentemente non si pensava che potessero bombardare anche qui».

Ieri sera ci sono stati momenti di tensione. «In cielo c'erano le luci dei missili e della contraerea. I cellulari hanno cominciato a suonare tutti insieme, era il messaggio delle autorità locali che avvisava del pericolo e poi abbiamo sentito le esplosioni. Qualcuno ha gridato, altri cercavano i propri figli che erano in giro sulla nave. Noi non riuscivamo a dormire, poi questa mattina abbiamo visto le colonne di fumo alzarsi dalla città: ci hanno detto che hanno colpito un albergo». L'equipaggio cerca di mantenere la calma garantendo i servizi di bordo, come se fosse un normale giorno di navigazione: «Viviamo una realtà surreale. I ristoranti sono aperti, la gente prende il sole in piscina, continuano animazioni e spettacoli. Ma da fuori sentiamo le esplosioni, come un temporale in lontananza».

La vita a bordo della Msc Euribia prosegue come sempre, mentre in lontananza si sentono i boati dei bombardamenti

Adesso Silvia, Marilena, Federico e Marco hanno un solo desiderio: «Vogliamo tornare a casa, della crociera non ci interessa più nulla, lo spirito della vacanza non esiste più. Per ora dalla Farnesina nessuno ci ha detto niente, le informazioni sono solo quelle che leggiamo su Internet. Non sappiamo per quanto dovremo restare qui e in che modo potremo tornare a casa, ma quella è l'unica cosa che ci interessa». 

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