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Stellantis, addio Elon Musk: ecco su chi punta il gruppo per la partita decisiva sul Co₂ in Europa

Dopo anni di acquisto di crediti da Tesla, il gruppo guidato da Antonio Filosa esce dal pool europeo sulle emissioni e punta sulle elettriche del partner cinese Leapmotor

Stellantis, addio Elon Musk: ecco su chi punta il gruppo per la partita decisiva sul Co₂ in Europa

Stellantis cambia alleato e prova a giocare in proprio la partita delle emissioni. Il gruppo guidato da Antonio Filosa esce dal pool europeo di condivisione delle emissioni di CO₂ capitanato da Elon Musk attraverso Tesla. Secondo un documento aggiornato al 27 febbraio e pubblicato dalla Commissione europea, dal raggruppamento sono uscite sia Stellantis sia Toyota. Restano invece nel pool costruttori come Ford, Suzuki, Mazda e Honda. I pool consentono ai costruttori con flotte più inquinanti di acquistare crediti CO₂ da chi, come Tesla, vende esclusivamente auto elettriche e genera surplus rispetto ai target fissati da Bruxelles. Dal 1° gennaio 2025 la soglia media europea è scesa a 93 grammi/km per la maggior parte dei marchi e le multe per chi non rispetta i limiti possono arrivare a cifre miliardarie, anche se l'Unione europea ha posticipato al 2027 il calcolo complessivo delle emissioni, che sarà basato sul triennio 2025-2027.

Finora Stellantis aveva fatto ricorso strutturale ai crediti Tesla per compensare le proprie emissioni. L'uscita dal pool suggerisce ora una diversa valutazione: il gruppo ritiene di poter centrare gli obiettivi con le proprie forze, o quantomeno andarci vicino. Dietro la scelta c'è un preciso asso nella manica. Il 2026 è stato indicato come l'anno della piena valorizzazione della partnership europea con Leapmotor, il costruttore cinese di elettriche di cui Stellantis è partner strategico. Il lancio del marchio in Europa procede e la produzione locale in uno stabilimento spagnolo del gruppo consentirebbe di aggirare i dazi anti-sussidi e di attenuare eventuali nuove tensioni protezionistiche. Ma soprattutto Leapmotor può trasformarsi in una fonte interna di crediti CO₂.

L'ipotesi è che Stellantis utilizzi piattaforme elettriche sviluppate in Cina come base di produzione per i propri brand europei, con vantaggi in termini di costi e rapidità di sviluppo. Inoltre, le vendite delle elettriche Leapmotor contribuiscono ad abbassare la media emissiva del gruppo. I primi dati 2026 del mercato italiano offrono un esempio concreto. Secondo elaborazioni Dataforce, Fiat, con un obiettivo di 99,5 g/km ma una media di 116,2 g/km nei primi due mesi dell'anno, avrebbe già accumulato sanzioni teoriche per 66,1 milioni di euro. Nello stesso periodo, le immatricolazioni italiane delle elettriche Leapmotor - con la T03 tra le più vendute nel segmento Bev - avrebbero generato crediti teorici per 57,5 milioni di euro, più della concorrente cinese BYD (51,4 milioni). Una cifra che quasi azzera il "debito" emissivo del marchio torinese.

Il messaggio di Stellantis quindi è chiaro: compensare internamente le proprie criticità, riducendo la dipendenza dai crediti acquistati da Tesla, ma la piccola Leapmotor basterà?.

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