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Il caso
09 Marzo 2026 - 07:31
Il serrato cronoprogramma della Giunta Lo Russo - aiutato da una legge perorata dalla Lega in Regione, che ne accorcia i tempi di approvazione - prosegue per il Nuovo Piano Regolatore di Torino: 16 dicembre l'ok dalla Giunta, poi il fitto calendario di commissioni e confronti territoriali con le Circoscrizioni e l'approdo in Consiglio il prossimo 16 marzo.
Ma il documento, Bibbia urbanistica che andrà a sostituire il Prg del 1995 e con più di 300 varianti annesse non convince tutti.
Che il futuro industriale di Torino e, per ovvie ragioni, anche il destino di Mirafiori siano a rischio è convinto il vicecapogruppo di Fratelli d'Italia in Consiglio comunale Ferrante De Benedictis. «Il saldo negativo del commercio è un dato oggettivo – ha osservato – ma è la cartina tornasole dello stato di salute dell’economia cittadina. E oggi Torino ha la febbre». Secondo il consigliere, il dato segnala una criticità strutturale: la città fatica a sostenere la popolazione attuale e rischia di non raggiungere l’obiettivo del milione di abitanti previsto nelle stime di capacità insediativa proprio dalle Tavole del Nuovo Piano Regolatore.
Al centro della critica resta il tema industriale. «Torino non è una città come le altre: è stata la capitale dell’industria pesante italiana ed europea. Pensare di sostituirla con industria leggera o con una città di soli servizi significa ridimensionarne inevitabilmente le ambizioni demografiche e produttive».
Nel mirino del consigliere le cosiddette “piattaforme” previste dal piano, che includerebbero aree di riuso adattivo con possibili insediamenti residenziali e servizi. «Così – ha detto – rischiamo di accompagnare la deindustrializzazione, incentivando la trasformazione immobiliare invece di rafforzare la vocazione produttiva».
De Benedictis ha poi chiesto maggiore chiarezza sul futuro di Mirafiori e dell’area Tne: «I cittadini hanno il diritto di sapere quali siano le reali intenzioni della proprietà e quali funzioni siano previste nelle schede di trasformazione urbanistica».
Alle critiche ha replicato Antonio Ledda, coordinatore all’Urbanistica e membro della maggioranza. «Le preoccupazioni sulla tenuta industriale di Torino sono legittime e in larga parte condivise. La storia della città è profondamente legata alla manifattura e nessuno pensa di sostituirla con una città esclusivamente di servizi», ammette.
Ma secondo Ledda, il nuovo Piano regolatore non accompagnerà la deindustrializzazione, bensì creerà le condizioni per nuove attività produttive in una città molto cambiata dall'era delle ex fabbriche Fiat. «Oggi l’industria ha caratteristiche diverse: più tecnologica, meno energivora, spesso integrata con ricerca e innovazione».
Il nodo Mirafiori, ha aggiunto, resta centrale e rilancia la responsabilità al Governo: «Serve chiarezza da parte della proprietà e dei livelli nazionali di governo». Il compito della pianificazione urbana, ha concluso, è garantire che quelle aree rimangano strategiche per produzione e innovazione, evitando che restino inutilizzate per anni. «Difendere l’identità produttiva di Torino significa creare le condizioni perché la manifattura del futuro possa svilupparsi qui».
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