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Il caso
10 Marzo 2026 - 11:10
Palazzo Civico, sede del Comune di Torino (foto depositphotos)
Un numero piccolo può raccontare molto. In Piemonte, al 31 dicembre 2024, le procedure di crisi finanziaria attivate nei Comuni sono 34 su 1.181 enti locali. Un dato che la Corte dei conti definisce “irrilevante” in termini statistici. È quanto emerge dalla Relazione al Parlamento sui Comuni in situazione di crisi finanziaria, che descrive lo stato delle procedure di riequilibrio e dissesto attive sul territorio regionale. Nel dettaglio, in Piemonte risultano attivate 34 procedure: 22 piani di riequilibrio finanziario e 12 dissesti, che coinvolgono complessivamente 29 Comuni. Una parte dei dissesti è molto risalente nel tempo: cinque procedure risalgono infatti al periodo tra il 1989 e il 1992 e quattro risultano ancora aperte. Si tratta, nella quasi totalità dei casi, di piccoli centri. Anche i piani di riequilibrio attivi riguardano prevalentemente enti con meno di 5mila abitanti. L’eccezione più rilevante è il Comune di Alessandria, che continua a gestire una procedura di riequilibrio finanziario.
Il dato più rilevante riguarda però Torino. Il capoluogo piemontese rappresenta infatti un caso singolare nel panorama nazionale: è il solo tra i capoluoghi di regione che hanno sottoscritto il patto con il Governo a non avere già attivata una procedura di crisi. Si tratta di una scelta preventiva, legata anche alla possibilità di accedere a un contributo statale pluriennale destinato al riequilibrio dei conti. Per Torino il sostegno complessivo ammonta a 1.1 miliardi di euro, distribuiti nel periodo tra il 2022 e il 2042. La firma del patto sarebbe quindi il prerequisito per ottenere il contributo, ma comporta anche impegni stringenti sul piano fiscale e gestionale. Tra questi c'è il cosiddetto “sforzo fiscale”: il Comune deve reperire risorse proprie pari ad almeno un quarto del contributo annuo ricevuto dallo Stato, destinandole al ripiano del disavanzo e al rimborso dei debiti finanziari. Nel periodo 2022–2042 l’ente si è impegnato inoltre a migliorare la capacità di riscossione delle entrate, ad aumentare l’addizionale comunale Irpef per i redditi superiori a 28mila e 50mila euro e a riorganizzare la macchina comunale per rafforzare efficienza e controllo della spesa.
Tra le misure individuate dall’amministrazione rientrano anche la progressiva riduzione del debito da finanziamento, un minore ricorso all’anticipazione di tesoreria e la riduzione delle spese correnti non coperte di almeno il 2 per cento rispetto al 2021. A questo si aggiungono il rispetto dei tempi di pagamento e la riduzione dello stock di debito. Una strada simile è stata intrapresa anche da Alessandria, che ha aderito al patto con il Governo mentre è ancora impegnata nel proprio piano di riequilibrio.
Se il Piemonte presenta numeri contenuti, lo scenario nazionale appare molto più ampio e articolato. A fine 2024 risultano attivate 1.383 procedure di crisi finanziaria nei Comuni italiani, di cui 795 dissesti e 588 riequilibri, con 1.001 enti coinvolti. La distribuzione territoriale mostra un forte squilibrio geografico: 880 procedure si concentrano in tre regioni, Sicilia, Calabria e Campania.
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