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Curiosità
18 Marzo 2026 - 21:30
Si dice che il “bicchiere della staffa” abbia origini torinesi, e la storia è così affascinante da sembrare quasi un romanzo. Tutto iniziò nel 1481, quando Gilberto I di Borbone e Chiara Gonzaga, freschi sposi, si fermarono a Torino durante il loro viaggio verso la Francia. Dopo la cerimonia nuziale a Mantova, la coppia attraversò le Alpi e trovò rifugio in quella che era probabilmente la locanda più rinomata della città: l’Ostaria di San Giorgio, nel cuore della Contrada di San Pier del Gallo, oggi corrispondente a via Torquato Tasso.
Tra incontri con nobili e feste, il momento della partenza arrivò. Con il cavallo già sellato e la scorta pronta, Gilberto chiese l’“ultimo bicchiere”. Un calice di vino speziato gli fu porso – forse dalla moglie, forse dall’oste – e mentre lo beveva con un piede già nella staffa, perse l’equilibrio. La staffa cadde a terra e, da quel giorno, nelle locande si iniziò a chiamare quell’ultimo brindisi prima della partenza il “bicchiere della staffa”. La curiosità è raccontata in un libro del 1988 di Carla Torre Navone, dedicato alle antiche curiosità torinesi.
L’Ostaria di San Giorgio oggi non esiste più, ma le sue tracce si perdono tra le trasformazioni urbane della città. Alcune fonti la collocano nella contrada dei Pasticceri, l’attuale via Giovanni Berchet, altre ipotizzano che il nome si sia evoluto in “San Giors”, fino al 1815 in via Borgo Dora, a pochi passi da largo IV Marzo.
Se la leggenda fosse vera, il San Giors potrebbe vantarsi di essere il luogo in cui nacque uno dei riti più curiosi delle locande italiane: offrire un ultimo bicchiere prima della partenza. E oggi, con un po’ di fantasia, un calice servito tra le mura storiche potrebbe ricordare a tutti che a volte la Storia è fatta di gesti semplici ma indimenticabili.
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