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Il referendum
23 Marzo 2026 - 05:58
Nella scuola primaria Ricardi Di Netro di via Valfrè, al civico 8, i corridoi sono semivuoti. Infondo è domenica mattina. E poco prima delle 11, dei 790 iscritti al seggio torinese della Circoscrizione Uno, sono appena 88 le persone che si sono recate alle urne per esprimere il proprio voto. Poca o, più spesso, nessuna fila. Alcuni volti noti, come il consigliere regionale del Pd Mauro Salizzoni, pubblicamente schierato a favore del “No”, insieme alla moglie, o l’avvocato penalista Alberto De Sanctis, co-autore del libro “La verità sulla riforma della magistratura. Perché è giusto votare Sì”, a votare con la nipote.
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Mauro Salizzoni, consigliere regionale Pd, ha dichiarato di votare No

Alberto De Sanctis, avvocato, ha dichiarato di votare Sì
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L’importanza del voto
Ma in tantissimi sono i torinesi più “silenziosi”, che fanno meno clamore, ma che nonostante acciacchi e impegni, rispondono al proprio dovere civico. Come Maria Teresa, 88 anni e andatura un po’ claudicante. «Anche in barella sarei venuta. Non sono mai mancata, le donne hanno lottato tanto per potere esprimere il proprio voto», racconta emozionata. Enza e Romano, rispettivamente 82 e 89 anni, alla domanda: “Perché è importante votare?”, non hanno dubbi. «Perché dobbiamo scegliere, essere padroni del nostro destino», dicono. Sposati da ben 60 anni, si sono recati alle urne per la prima volta oltre settant’anni fa. «Votare male vuol dire danneggiare le generazioni future. I giovani dovrebbero tenerlo bene a mente», è invece il monito di Giorgio, più che ottantenne, mentre si allontana da via Valfrè con la moglie a braccetto. «Diamo credibilità all’intelligenza umana votando», conclude.
Informazione tra talk e Intelligenza artificiale
Tra il via vai dalle aule scolastiche adibite a seggi, una chiacchierata veloce la facciamo con Monica e Vittoria - mamma e figlia - che raccontano la loro domenica elettorale. Vittoria, 21 anni, studentessa e barista, è al suo terzo voto e affronta la giornata con timidezza e attenzione: «La politicizzazione del referendum ha confuso», confida. Per orientarsi ha scelto di leggere giornali, interrogare ChatGpt e confrontarsi con la famiglia: «Volevo davvero capire, senza fermarmi alla propaganda». La sera prima, la vita quotidiana ha preso il sopravvento: «Onestamente ero stanca dal lavoro e ho lasciato perdere l’idea di uscire a ballare», racconta con un sorriso. Al seggio arriva con la madre Monica, 52 anni, solare e decisa, che sottolinea l’importanza di arrivare preparati: «Bisognava sapere già cosa fare, perché la scheda rimanda a leggi e numeri, non è semplice per tutti, soprattutto per gli anziani». Il discorso cade anche sull’informazione. Piaccia o meno, i social hanno preso piede nella nostra vita quotidiana. Ci influenzano, ci suggeriscono tendenze e approfondimenti, ci "parlano". Monica sottolinea le difficoltà di questi mezzi: «Instagram per capire cosa votare? Affidabile al 50 per cento. C’è stato molto proselitismo da entrambe le parti». E sui media tradizionali: «Ho seguito telegiornali e talk, ma spesso sono di parte. Nessuno ha spiegato davvero la legge senza orientarsi verso un lato o l’altro». Una difficoltà che, secondo lei, pesa soprattutto su chi arriva al voto con meno strumenti: «La dicitura sulla scheda rimanda a leggi e numeri, non è facile per tutti, soprattutto per gli anziani».
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