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Il referendum della giustizia
23 Marzo 2026 - 00:10
Quasi la metà degli aventi diritto ha già votato. Il referendum della magistratura, dopo una lunga e sanguinosa campagna elettorale, è arrivato al dunque. E gli italiani sono chiamati a decidere se avallare o meno la riforma. Tempo dalle 7 alle 15 di oggi.
Il contenuto
Il referendum chiede ai cittadini di confermare o respingere la riforma della magistratura già approvata dal Parlamento: il testo prevede la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, la creazione di due Consigli Superiori della Magistratura (Csm) e l’istituzione di una Corte disciplinare autonoma per vigilare sull’operato dei magistrati, con una parte dei componenti selezionata tramite sorteggio.
Numeri da record
Una felice sorpresa, pertanto, i dati delle affluenze a valle della prima giornata di votazioni. I primi dati torinesi sembrano poco incoraggianti: alle 12 la percentuale di affluenza resta ferma a meno dell’11 per cento, ma poi i numeri decollano. Alle 19 si è arrivati poco oltre il 40 per cento, e alle 23 (l’ultimo aggiornamento della giornata, prima della chiusura dei seggi) si è sul 50 per cento, sopra la media nazionale del 45 per cento.
Precedenti storici
Il risultato parziale, indipendentemente dall’esito finale delle votazioni, lascia ben sperare, perché segna un’inversione di tendenza: gli italiani tornano alle urne. E l’astensionismo, rispetto all’ultimo referendum abrogativo del giugno 2025, dov’era stato appena il 30 per cento a votare, sembra arretrare. Una affluenza così alta è un dato eccezionale. Numeri simili non si registravano dal 2011: allora gli italiani erano stati chiamati a decidere su privatizzazione dell’acqua e sul nucleare e i seggi si erano chiusi registrando una partecipazione complessiva pari al 57 per cento alla fine del week-end (con il 41 per cento già domenica) e il Piemonte era tra le Regioni più attive, arrivando al 59 per cento dei votanti, sopra tutte le medie. Ma comunque più bassi del risultato di ieri. Numeri che appaiono ancora più significativi se confrontati con l’ultimo referendum costituzionale del 2020 che, tra i suoi quesiti, dove il totale dei torinesi a votare era stato il 48,51 per cento.
I volti simbolo
Tra i primi a votare ieri mattina, il primo cittadino di Torino, Stefano Lo Russo, pubblicamente esposto, come vicepresidente Anci ed esponente del Partito Democratico, per il No. Alle dieci circa, presso la sezione di Santa Rita, la 108, situata nella scuola primaria Montale di via Ada Negri, ha depositato la sua scheda. Poco dopo, alle 11 nei seggi di via Valfré 8, sezione 37, è stata la volta del professore e noto avvocato penalista Enrico Grosso, presidente del Comitato per il No. Fuori Torino, invece, il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio che da vicesegretario nazionale di Forza Italia appoggia la causa del Sì, vota presso il seggio del Cortile della Maddalena ad Alba, insieme al figlio, mentre l'ex pubblico ministero torinese Antonio Rinaudo, presidente del Comitato per il Sì, ha votato nel primo pomeriggio a Pino Torinese. Infine, in barba al silenzio elettorale previsto per legge, sono in tanti gli esponenti politici, a destra e a sinistra, a continuare a fare campagna elettorale, sperando di racimolare un po’ di acqua al proprio mulino.
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