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L'invasione del Barattolo

Torino, suk abusivo e i residenti sono furiosi: «La polizia locale fa scaricabarile»

Dalla segnalazione di un residente al caso politico: accuse incrociate tra Regione e Comune sulla gestione del mercato di libero scambio

Torino, suk abusivo e i residenti sono furiosi: «La polizia locale fa scaricabarile»

Parte da una segnalazione dei cittadini, ma si allarga rapidamente a un caso politico il tema del mercato abusivo legato al “Barattolo”. Nella mattinata di ieri, tra via Carcano e via Varano, un residente denuncia la presenza di un «suk abusivo sulla strada con rischio per pedoni e auto», ed è una delle tante segnalazioni che continuano ad arrivare ormai da tempo. A preoccupare è soprattutto l’assenza di controlli: «Non ci sono vigili, il “barattolo” è chiuso», racconta il cittadino, che ha provato a contattare il comando. La risposta ricevuta, però, alimenta la frustrazione: «Avevano già avuto segnalazione, ma dicono che non è di loro competenza perchè si tratta di ordine pubblico». Una telefonata, alle 10:27, che non ha portato a interventi immediati e che lascia un senso di impotenza. «Non ho parole», conclude.

Da qui si apre il fronte politico, con accuse incrociate sulla gestione del mercato di libero scambio. «Una situazione ampiamente annunciata, che abbiamo denunciato anche nell’aula del Consiglio regionale, e che puntualmente si è verificata questa mattina in via Carcano», afferma la consigliera regionale del Pd, Nadia Conticelli. «Limitare le giornate di svolgimento del Barattolo poteva avere un solo esito: scaricare il disagio sul territorio e sull’amministrazione comunale». Conticelli entra nel merito delle conseguenze: «In sostanza si è trasformata una misura di welfare in un problema di ordine pubblico, strumentalizzando la povertà e la fragilità sociale anche a fini politici. Il fatto che, trovando l’area chiusa, il mercato potesse ricrearsi all’esterno non solo era prevedibile, ma fa nascere il dubbio che si sia voluto andare proprio in quella direzione per mettere in difficoltà il territorio». Da qui la richiesta: «Ora che è evidente il fallimento di questa imposizione della Regione Piemonte, chiediamo che gli assessori regionali competenti rivedano il protocollo sul Barattolo insieme a Comune, Circoscrizione e Prefettura, per riportare la situazione dentro un perimetro di legalità e gestione condivisa».

Di segno opposto la posizione di Roberto Ravello, vicecapogruppo di Fratelli d’Italia in Regione Piemonte: «Così non è tollerabile, punto e basta. Quel mercato può essere accettato solo se sottoposto, come previsto dalle convenzioni, a controlli rigidi sull’identità dei partecipanti, sulla regolarità dei titoli di permanenza e sulla provenienza della merce. Oggi tutto questo evidentemente non sta avvenendo». Ravello punta il dito contro il Comune: «Se la situazione è arrivata a essere definita di ordine pubblico dagli stessi vigili, significa che da un problema amministrativo si è passati a qualcosa di completamente fuori controllo. Questo accade quando non vengono rispettate le regole previste dalla legge». E aggiunge: «Il Comune non ha garantito le verifiche necessarie, né sulle giornate di apertura né sui requisiti degli espositori. È evidente che si è mancato su tutti i fronti e oggi il risultato è sotto gli occhi di tutti: un fenomeno che genera disagio diffuso tra i cittadini». E per chiudere: «Non credo che si tratti di una svista. È una scelta precisa di gestione della città, che porta a lasciare intere aree senza controllo. Ma questa non è la città che vogliono i torinesi: non si può accettare che ognuno faccia quello che vuole nell’illegalità».

Duro anche l’intervento di Fabrizio Ricca, capogruppo della Lega in Regione Piemonte, che parla di una situazione fuori controllo: «Hanno invaso il parco, ancora una volta si è creato un mercato abusivo e al Comune è andato bene così». Ricca annuncia nuove iniziative in Consiglio: «Faremo un altro question time perché questa è la terza volta che succede in tre mesi. Se la prima volta non se l'aspettavano e la seconda sì, ma non sapevano come intervenire, alla terza c’è del dolo». E incalza: «Chiederemo anche perché i vigili non sono intervenuti, visto che ai cittadini è stato detto che non era di loro competenza». Secondo l’esponente della Lega, «c’è qualcosa che non funziona» nella gestione della vicenda: «Siamo convinti che il Comune voglia che i venditori abusivi invadano i parchi, altrimenti non si spiega». E per chiudere: «Io credo ci sia una sorta di reazione alla riduzione delle giornate del Barattolo, lasciando che la situazione sfoghi così. Ma un’amministrazione che si comporta in questo modo non è in grado di gestire il problema e dovrebbe andarsene a casa». 

Dal Comune risponde l’assessore alla Sicurezza e Polizia Locale, Marco Porcedda, che attribuisce l’origine del problema alle scelte regionali: «La decisione della Regione di ridurre le giornate di vendita regolare ha prodotto non soltanto un crescente abusivismo ma, per le dimensioni del fenomeno, anche una criticità dal punto di vista dell’ordine pubblico». Una situazione che, sottolinea, «deve essere affrontata in coordinamento con le altre forze di polizia» ed è già stata portata «all’attenzione della Prefettura». Porcedda respinge inoltre le critiche sulla gestione comunale: «Ci rammarica che il vicepresidente della Regione, non avendo la delega alla Polizia Locale e una chiara contezza di queste dinamiche, imputi il problema a una cattiva gestione delle risorse, che invece sono quotidianamente impegnate in numerosi servizi di contrasto al commercio abusivo in tutta la città».

Diversa la lettura del presidente della Circoscrizione 7, Luca Deri, che difende la funzione sociale del mercato e punta il dito contro la Regione: «La riduzione delle giornate da 80 a 40 ha trasformato il mercato da legale ad abusivo». Secondo Deri, il “Barattolo” «è sempre stato controllato e si svolgeva in modo ordinato», mentre oggi la situazione rischia di sfuggire di mano. «È un mercato sociale che consente a circa 400 persone di tirare avanti. I poveri vanno aiutati, non demonizzati».

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