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Il caso
24 Febbraio 2026 - 08:37
Controlli dei vigili al mercato del Barattolo in via Carcano a Torino (foto di repertorio).
«I giorni sono stati recentemente modificati e la nostra presenza (cioè quella della polizia locale, ndr) è vincolata ai giorni di apertura». Questo le parole dell’assessore comunale alla Polizia locale Marco Porcedda in Sala Rosa, ieri pomeriggio, in risposta al question time dell’esponente della Lega in Comune e in Regione Fabrizio Ricca.
Questo l’ultimo atto della partita a ping-pong che va avanti da mesi tra Città e Regione e che ha al suo centro il mercato di libero scambio di via Carcano, o Barattolo, e il suo destino.
Sono parole, quelle di Porcedda, che viste a valle delle interlocuzioni in corso tra i due enti dicono molto più di quel che sembra.
Tutto è iniziato con un documento proprio a prima firma Ricca, che imponeva al suk un massimo di 12 giorni l’anno (dai vecchi cento): pena la perdita di un contributo di 300mila euro (previsto dal bando sui Distretti del Commercio per il biennio 2025-27), per le casse della Città.
A dicembre, poi, la convenzione ad hoc “salva-barattolo” e “salva-commercianti”. Che puntava a regolarizzare gli abusivismi rivendicati dalla Giunta Cirio e al contempo garantire i contributi ai commercianti torinesi.
Rivedendo il numero di giornate: 40 quelle finalmente concesse dalla Regione a partire da gennaio, senza deroghe, nonostante la richiesta da parte dell’attuale gestore dello spazio di via Carcano, Vivibalon, di raddoppiare le date, effettuando mezze giornate.
Così, domenica scorsa, l’ennesimo suk “fuori-legge”: fuori dallo spazio in cui normalmente sarebbe previsto.
E così, la risposta di Porcedda, che suona tanto come un: se il mercato non è previsto in quei giorni non lo è neanche la presenza dei vigili.
Risposta che fa montare la furia di Ricca: «Viviamo in una città dove un cartello messo male sancisce una multa, ma non un mercato abusivo. Vuol dire che non c'è volontà di dar rispettare la legalità», dice.
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