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Il retroscena
13 Aprile 2026 - 09:52
Non è una chiamata a raccolta dopo le dimissioni effetto domino dei due biellesi Andrea Delmastro (ex sottosegretario alla Giustizia) ed Elena Chiorino (ex vicepresidente regionale e assessore all’Istruzione e al Lavoro). Che come una tempesta perfetta hanno di fatto costretto il presidente Alberto Cirio al mini-rimpasto con un risiko di deleghe (Istruzione alla consigliera Daniela Cameroni e Lavoro e vicepresidenza a Maurizio Marrone). Né un momento per “resettare” le priorità di Fratelli d’Italia in vista delle Amministrative della prossima primavera. «E’ un appuntamento di partito. Calendarizzato come tutti quelli nelle altre Regioni italiane». Così l’onorevole Augusta Montaruli, fedelissimo esponente torinese del partito di Meloni, derubrica la visita prevista per questo pomeriggio presso il Green Pea a Lingotto, della responsabile della segreteria FdI, Arianna Meloni. Evento che chiamerà all’adunata tutti gli esponenti eletti in Piemonte.
Nessun “sorvegliato speciale”, dopo il caso Chiorino, né alcun piano di fare emergere un nome tra i meloniani come futuro sfidante del sindaco Pd Stefano Lo Russo. O almeno, non lo si dice ufficialmente. Ma la delicatezza del momento per il partito, che in Piemonte ha scoperto il fianco con l’affaire “Bisteccherie d’Italia”, non sfugge. E con sempre più insistenza negli ultimi mesi si vocifera di una presunta “incoronazione” ad anti-Lo Russo, di Maurizio Marrone. Protagonista di numerosi “testa a testa” con l’attuale primo cittadino: da Aska a Vuoti a rendere, fino al Barattolo di via Carcano, per sommi capi. E proprio su Marrone si concentrano oggi le maggiori attenzioni e si tessono i più insistenti retroscena. Politicamente cresciuto nella galassia della destra giovanile, l’avvocato 43enne, è tra i profili più riconoscibili e fedeli di Fratelli d’Italia sotto la Mole. Dagli inizi in Circoscrizione, al Consiglio comunale tra il 2011 e il 2016, con il Dem Fassino. E’ proprio qui che, dai banchi dell’opposizione, si accendono le prime micce con l’attuale sindaco Lo Russo (ai tempi assessore all’Urbanistica). Poi il passaggio al tavolo regionale, dal 2014, fino alla nomina ad assessore nel 2019, prendendo il posto di Roberto Rosso, con la prima giunta guidata da Alberto Cirio. Ma Marrone ha anche il “plus” di avere un padre importante: Virgilio Marrone, uomo di fiducia degli Agnelli, ex direttore generale di Ifil, loro principale holding, oggi confluita in Exor, che gli ha garantito il riconoscimento - se non il consenso - dell’establishment torinese (com’era stato per l’ex sindaca 5S Chiara Appendino, figlia di Domenico Appendino, braccio destro di Gianfranco Carbonato in Prima Industrie).
Le nuove deleghe poi - il suo un “super-assessorato” che unisce Lavoro, Welfare, Politiche Sociali, Emigrazione e Cooperazione internazionale, Usura e beni confiscati, con la “ciliegina” della vicepresidenza regionale - rafforzano ulteriormente il suo peso politico, in un partito che in Piemonte inizia a mostrare più di qualche crepa. Insomma, Marrone avrebbe proprio tutte le carte in regola - salvo colpi di coda di Forza Italia e Lega che, per il momento tacciono - per riuscire nella scalata di Palazzo civico, questa volta come suo primo inquilino.
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