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Economia
14 Aprile 2026 - 20:53
Foto d'archivio
Torino segue la tendenza nazionale e vede ridursi, anno dopo anno, la propria rete di negozi di vicinato. Secondo l’analisi di Nomisma sul commercio locale, il capoluogo piemontese ha registrato un calo del 9,3% delle attività, un dato che racconta bene le difficoltà del settore negli ultimi anni.
Il fenomeno non è isolato: in tutta Italia sono spariti oltre 86mila negozi nell’ultimo decennio. Ma nelle grandi città, Torino compresa, il cambiamento è particolarmente evidente, con quartieri che progressivamente perdono punti vendita tradizionali e vedono trasformarsi il tessuto commerciale.
Non si tratta però solo di chiusure. Più che scomparire, il commercio sta cambiando forma. Alcuni settori continuano infatti a crescere, trainati da dinamiche esterne: è il caso della ristorazione, che negli ultimi anni ha visto un’espansione significativa, ma anche delle attività legate alla cura della persona e all’edilizia. Un’espansione che, secondo il report, è sostenuta da fattori come il turismo, gli effetti della pandemia e gli incentivi pubblici.
Al contrario, sono proprio i comparti più legati alla tradizione dei negozi di quartiere a soffrire di più. Abbigliamento, cultura e tempo libero risultano tra i più colpiti, insieme a mobili e alimentari storici, che faticano a reggere il confronto con nuove abitudini di consumo e con la concorrenza dell’online.
In questo scenario, emerge un dato apparentemente in controtendenza: gli occupati nel settore sono in aumento. Un segnale che indica come il commercio non stia semplicemente diminuendo, ma stia attraversando una fase di trasformazione, con attività più strutturate e, spesso, più grandi.
A incidere è anche il tema dei costi. Il mercato immobiliare riflette queste difficoltà: i prezzi di vendita dei negozi calano, ma gli affitti continuano a salire, mettendo ulteriore pressione su chi vuole mantenere aperta un’attività.
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