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Lo studio
15 Aprile 2024 - 13:00
Un futuro inquietante si profila sull'orizzonte italiano: entro il 2034, il tessuto lavorativo del Paese sarà sottoposto a una crisi senza precedenti, con la perdita stimata di ben 3 milioni di lavoratori in età attiva. I segnali allarmanti emergono dai dati elaborati dalla Cgia di Mestre, basati sulle previsioni demografiche dell'Istat, delineando uno scenario di spopolamento lavorativo che colpirà in maniera differenziata le varie regioni e province italiane.
Secondo le analisi condotte, il progressivo invecchiamento della popolazione rappresenta la causa principale di questo crollo imminente. Con sempre meno giovani disponibili sul mercato del lavoro e un numero considerevole di baby boomer in procinto di uscire dal mondo lavorativo per ragioni legate all'età, molte zone del Bel Paese si troveranno ad affrontare una vera e propria emergenza occupazionale, soprattutto nel Sud Italia. Tuttavia, in uno scenario paradossale, il Mezzogiorno potrebbe mostrare una maggiore resilienza rispetto al Settentrione.

Le professioni sanitarie saranno molto ambite
La CGIA di Mestre, definendo questi cambiamenti "epocali", sottolinea l'impatto combinato del declino demografico, delle crisi geopolitiche e delle transizioni digitali ed energetiche che stanno rivoluzionando il panorama globale. Mentre il mondo si prepara a un aumento significativo dei posti di lavoro nel settore verde, l'Italia si trova a confrontarsi con la carenza di competenze specializzate, creando ulteriori sfide nell'adattamento a questi cambiamenti.
Tra le 107 province monitorate, emerge un quadro allarmante: ad eccezione della provincia di Prato, tutte le altre registreranno una diminuzione dei lavoratori in età attiva nei prossimi dieci anni. In particolare, il Sud Italia si troverà ad affrontare le contrazioni più significative, con regioni come la Basilicata, la Sardegna e la Sicilia destinate a subire riduzioni superiori al 10%.
Le conseguenze di questo declino non si limiteranno solo al settore occupazionale, ma si estenderanno a tutti gli aspetti del tessuto sociale ed economico del Paese. Settori cruciali come l'immobiliare, i trasporti, la moda e l'ospitalità rischiano di essere particolarmente colpiti, mentre le micro e piccole imprese si trovano di fronte a sfide spaventose.

Servono più figure specializzate
Guardando avanti, diventa essenziale comprendere quali figure saranno più richieste sul mercato del lavoro. Secondo il Bollettino del Sistema informativo Excelsior, le professioni sanitarie tornano ad essere tra le più ambite, ma persiste una carenza di profili specializzati in settori chiave come l'ingegneria, l'analisi delle applicazioni e la gestione dei processi produttivi.
La ricerca di soluzioni diventa urgente, poiché il ricorso agli stranieri non sarà sufficiente a colmare il divario occupazionale. Le imprese, soprattutto quelle di dimensioni ridotte, dovranno adattarsi a un panorama lavorativo in rapida evoluzione, investendo in innovazione e adottando politiche che favoriscano la "retention" dei talenti.
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