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La premier Meloni alla Camera: "Hormuz sia libero e senza pedaggi. Stop a ogni ostilità"

L'informativa sull'azione di Governo fra la situazione internazionale e le polemiche interne

«Cessazione permanente delle ostilità, anche in Libano e degli attacchi verso i Paesi del Golfo. Rinuncia dell’Iran al proprio programma nucleare e pieno ripristino della libertà di circolazione nello Stretto di Hormuz» e, riguardo Hormuz, soprattutto senza alcun tipo di "pedaggio".

Così la premier Giorgia Meloni nell'informativa alla Camera, questa mattina 9 aprile 2026. In primo piano la situazione internazionale, con la vacillante tregua di 15 giorni fra USA e Iran. La premier ha detto: «ora ci auguriamo che i colloqui di pace che prenderanno il via tra poche ore a Islamabad possano rafforzare i punti generali dell'accordo e in essi possano trovare spazio le priorità che l'Italia, insieme ai suoi partner europei, ha sostenuto fin dal primo giorno. Allo stesso modo, condanniamo con fermezza qualsiasi forma di violazione del cessate il fuoco».

Al di là della situazione internazionale, la premier, in apertura della sua informativa sull'azione del governo alla Camera, ha commentato il risultato del referendum sulla giustizia: «Non voglio esimermi da una breve riflessione sull'Italia consegnata dal voto del referendum sulla giustizia, un'Italia che ha visto una grande partecipazione popolare al voto e una altrettanto grande polarizzazione. Un confronto serrato, ahimè non sempre sul merito, ma con un esito comunque chiaro. Noi rispettiamo sempre il giudizio degli italiani, qualunque esso sia, anche quando non coincide con le nostre opinioni e aspettative».

Sulle ipotesi di cambiamenti nell'esecutivo la presidente del Consiglio ha respinto ogni apertura: «Si continua a parlare di dimissioni del governo, di rimpasto, di fase due, fase tre: alchimie distanti anni luce da noi nel quale non intendiamo far ricadere l'Italia. Non c'è alcuna ripartenza da fare, posto che il governo non si è mai fermato. E non servono nuove linee programmatiche, perché sono da sempre scritte nel programma di governo». Certo, ha aggiunto la premier, «sarebbe convenuto sul piano tattico invocare le dimissioni e lasciare a qualcun altro il compito di mettere la faccia sugli scenari che verranno».

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