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Dumsedafe (IL VIDEO INTEGRALE)

Alla fine dell'inverno di Chernobyl, la primavera nucleare di Stefano Buono

Il Ceo di Newcleo traccia a Torino il ritorno del nucleare tra elementi di innovazione e le nuove esigenze energetiche INTEGRA

Un confronto ampio sulle infinite possibilità dell’energia nucleare ha segnato l’ultimo appuntamento di Dumsedafe, coordinato da Piero Gola, che ha visto protagonista il fisico e imprenditore Stefano Buono, fondatore e Ceo di Newcleo, ed è stato introdotto dal vicedirettore di TorinoCronaca Marco Bardesono. Il dialogo si è aperto con una domanda diretta: «Lei vuole cambiare il mondo?», alla quale Buono ha risposto tornando agli inizi del suo percorso: «In realtà ho pensato questa parola, volevo cambiare il mondo nel 1993, ed effettivamente l’idea di farlo era qualcosa di bello».

Il cuore dell’intervento è stato dedicato al ruolo dell’energia nucleare, descritta come una risorsa fondamentale per il futuro: «L’energia nucleare è il fuoco», ha affermato, spiegando come all’inizio della sua storia fosse percepita come l’avvio di una nuova era. «Oggi usiamo solo lo 0,5% dell’energia che c’è dentro l’uranio che estraiamo da terra, possiamo estrarlo ancora 200 volte». Da qui la centralità del riciclo del combustibile: «L’industria nucleare era andata verso una direzione di utilizzare l’uranio estratto da sotto il suolo molte volte», un approccio che oggi viene ripreso dopo decenni di interruzione.

Ripercorrendo la storia recente del settore, Buono ha parlato di una lunga fase di stallo: «Per 40 anni il gelo assoluto, dopo l'incidente di Chernobyl, oggi qualcuno l’ha chiamato l’inverno nucleare». Una fase che, secondo lui, si sta rapidamente chiudendo: «C’è proprio una primavera nucleare dopo questo inverno». A determinare questa inversione di tendenza sono diversi fattori, tra cui la crescente domanda di elettricità legata alle nuove tecnologie: «L’intelligenza artificiale ha bisogno di tantissima elettricità, e gli Stati Uniti si sono già mossi in questo terreno, investendo e continuando a crescere sul settore nucleare, perché è l’unica forma di energia che può fornire in modo costante e in modo strategicamente indipendente elettricità a questi centri».

Durante l’incontro si è parlato anche di sicurezza, cercando di sdoganare alcuni miti. «Il nucleare è stato storicamente il modo più sicuro di produrre energia paragonabile solo al solare», ha sostenuto Buono, ricordando che «dei tre incidenti famosi, l’unico che ha creato vittime è Chernobyl, mentre sia Fukushima che prima Three Mile Island non hanno avuto nessuna vittima». Ha anche sottolineato come spesso la percezione pubblica sia distorta rispetto ai dati reali, facendo un esempio: «Mangiare una banana è più pericoloso che bere un litro d’acqua utilizzata per lavare il core di Fukushima, considerando la bassissima quantità radioattiva presente in quell’acqua».

Guardando alle tecnologie in sviluppo, Buono ha chiarito che il futuro non è rappresentato da piccoli reattori domestici, ma da impianti modulari di dimensioni intermedie: «La taglia che lo permette è forse tra i 200 e i 400 megawatt», spiegando che si tratta di sistemi più facili da costruire e integrare. Sul piano italiano ed europeo, Buono ha evidenziato un contesto in evoluzione ma ancora prudente. «Il problema dell’Italia è che l’opinione pubblica mette un po’ di tempo per cambiare», ha osservato, sottolineando la necessità di un percorso graduale e di maggiore informazione. E su un eventuale referendum: «Prima o poi le persone che sono in favore del nucleare hanno paura di avere un nuovo referendum un giorno, quindi è meglio prepararsi bene questa volta». Allo stesso tempo ha ricordato che «oggi ci sono almeno 15 paesi europei e l’Italia è finalmente entrata in questo gruppo che promuove il nucleare».

In questo scenario, Torino assume un ruolo sempre più rilevante. Buono ha ricordato la forte presenza della sua azienda sul territorio: «In Italia abbiamo il 53% dei nostri dipendenti, 300 lavorano a Torino», oltre agli investimenti nei laboratori locali: «Abbiamo investito 25 milioni di euro nei laboratori qui a Torino». Un impegno che si inserisce in una visione più ampia di sviluppo internazionale della città, che ormai vuole avere un posto da protagonista anche in questo settore.

In chiusura, alla richiesta di definirsi, Buono ha risposto senza esitazioni: «Imprenditore di sicuro», aggiungendo però una riflessione sul senso del suo impegno: «Questa idea del nucleare è stato quasi un impegno civile per me». Infine Buono ha salutato anche l’oro olimpico torinese Livio Berruti, presente in sala durante l’evento.

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