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Insulina in pillola, una sperimentazione giapponese per migliorare la vita dei malati di diabete

Nei test preclinici la pillola ha controllato la glicemia nei modelli animali: risultati promettenti, ma la ricerca è ancora lontana dall’applicazione clinica

Insulina in pillola, una sperimentazione giapponese per migliorare la vita dei malati di diabete

L’idea di sostituire le iniezioni di insulina con una semplice compressa accompagna la ricerca scientifica da decenni. Finora, però, si è sempre scontrata con ostacoli biologici difficili da superare. Oggi, una nuova strategia sviluppata in Giappone riaccende le speranze: una formulazione orale sperimentale che, nei test preclinici, è riuscita a controllare efficacemente la glicemia.

Attualmente, l’insulina viene somministrata quasi esclusivamente tramite iniezioni sottocutanee, una terapia affidabile, ma spesso vissuta come invasiva e faticosa nella quotidianità. Anche per questo, l’approvazione della prima insulina settimanale, da parte dell’Agenzia europea per i medicinali, è stata accolta come un passo avanti significativo. Una pillola realmente efficace, però, rappresenterebbe un cambiamento ancora più radicale per milioni di persone con diabete.

Il problema principale dell’insulina per via orale è noto: essendo una proteina, viene rapidamente degradata dagli enzimi digestivi. E, anche quando riesce a superare indenne stomaco e intestino, l’assorbimento nel sangue è fortemente limitato dalla barriera della mucosa intestinale, poco permeabile a molecole di grandi dimensioni. A tutto questo si aggiunge la necessità di un assorbimento rapido e controllabile, indispensabile per regolare correttamente i livelli di glucosio.

Negli ultimi anni non sono mancati tentativi promettenti, come quelli basati su nanovettori sviluppati da gruppi di ricerca australiani e norvegesi. Tuttavia, nessuna soluzione è ancora arrivata a un livello tale da consentire l’uso clinico. La novità giapponese, però, introduce un approccio diverso.

Il progetto è stato portato avanti da un team dell’Università di Kumamoto, in collaborazione con l’Università metropolitana di Osaka e l’Università di Keio, sotto la guida del professor Shingo Ito, esperto di microbiologia farmaceutica. I ricercatori hanno messo a punto una doppia strategia basata su un peptide ciclico in grado di attraversare la parete intestinale, noto come DNP.

Nel primo approccio, il peptide, in una sua variante, viene combinato con esameri di insulina stabilizzati con zinco. Nel secondo, invece, il peptide viene direttamente legato alla molecola di insulina. In entrambi i casi, la somministrazione orale ha dimostrato di abbassare in modo efficace la glicemia fino a valori normali in modelli murini diabetici, compresi animali geneticamente modificati con carenza di insulina.

Un dato particolarmente rilevante riguarda la biodisponibilità: tra il 33 e il 41 per cento rispetto all’iniezione sottocutanea. Può sembrare una percentuale modesta, ma nel panorama delle formulazioni orali di insulina rappresenta un risultato molto incoraggiante. In altri studi, infatti, erano necessarie dosi anche dieci volte superiori per ottenere effetti simili.

Secondo Ito, le iniezioni restano ancora oggi un peso quotidiano per molti pazienti. La piattaforma basata sui peptidi, spiega il ricercatore, apre una strada completamente nuova per la somministrazione orale dell’insulina e potrebbe in futuro essere estesa anche a insuline a lunga durata d’azione e ad altri farmaci biologici che oggi richiedono l’ago.

Il percorso verso un eventuale utilizzo clinico è comunque ancora lungo. I prossimi passi prevedono studi su animali di dimensioni maggiori e test di assorbimento sulla mucosa intestinale umana. Solo dopo si potrà valutare l’avvio delle sperimentazioni cliniche.

La ricerca, pubblicata sulla rivista Molecular Pharmaceutics, non segna ancora l’arrivo dell’insulina in pillola nelle farmacie, ma rappresenta uno dei progressi più concreti degli ultimi anni. E per chi convive ogni giorno con il diabete, potrebbe essere l’inizio di una nuova era terapeutica.

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