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Svizzera

Crans-Montana, spunta l’ipotesi di un incendio precedente: il caso Moretti si complica

Un rogo avvenuto nel 2024 potrebbe dimostrare la consapevolezza dei rischi da parte dei gestori del locale. Se confermato, l’episodio aggraverebbe il quadro giudiziario dopo la tragedia di Capodanno con 40 vittime

Crans-Montana, spunta l’ipotesi di un incendio precedente: il caso Moretti si complica

Potrebbe non essere stato un evento isolato il devastante incendio che, nella notte di Capodanno 2026, ha trasformato una festa a Crans-Montana in una delle peggiori tragedie degli ultimi anni in Svizzera. Nelle ultime ore, infatti, è emersa l’ipotesi di un rogo precedente, avvenuto già nel 2024 e riconducibile, almeno secondo alcune ricostruzioni, a dinamiche molto simili. Un elemento che, se confermato dagli inquirenti, rischia di cambiare radicalmente il destino giudiziario di Jessica e Jacques Moretti, oggi indagati per omicidio colposo e incendio colposo.

Secondo un dossier consegnato alle autorità e preparato dall’avvocato Sébastien Fanti, che assiste diverse famiglie delle vittime, nel locale teatro della strage si sarebbe già verificato un incendio l’anno precedente. Le fiamme sarebbero state innescate dall’utilizzo di candele scintillanti collocate in prossimità di un controsoffitto privo di adeguata protezione ignifuga. Un episodio che, stando alle testimonianze raccolte, non avrebbe portato all’adozione di misure di sicurezza correttive, nonostante il rischio fosse noto.

Il fascicolo include numerose dichiarazioni di sopravvissuti e testimoni oculari, oltre a comunicazioni inviate nel tempo alle autorità locali. In queste segnalazioni si evidenziava la pericolosità delle fontanelle pirotecniche usate durante le celebrazioni e l’assenza di interventi concreti per ridurre il pericolo.

A complicare ulteriormente il quadro è emersa anche un’altra vicenda, riportata in un servizio del Tg1 di ieri, 25 gennaio: nel marzo 2024 un incendio aveva distrutto “Le Vieux Chalet”, un locale situato a Lens e di proprietà degli stessi Moretti. In quel caso l’edificio era in fase di ristrutturazione e, sebbene i danni fossero ingenti, non furono avviati controlli estesi sulle altre attività riconducibili alla coppia.

La possibile esistenza di uno o più precedenti incendi rappresenta un nodo cruciale dal punto di vista giuridico. Se gli investigatori dovessero accertare che i gestori erano a conoscenza dei rischi legati ai materiali e agli effetti pirotecnici utilizzati, l’impianto accusatorio potrebbe evolvere verso ipotesi più gravi, come il dolo eventuale. In sostanza, la consapevolezza del pericolo unita alla scelta di proseguire comunque l’attività.

Le conseguenze non riguarderebbero solo il processo penale, ma anche le azioni civili per il risarcimento dei danni, che coinvolgono decine di famiglie colpite dalla tragedia che ha causato 40 morti e oltre 100 feriti.

Sul fronte delle misure cautelari, Jacques Moretti è stato rilasciato dietro il pagamento di una cauzione di 200mila franchi svizzeri, con l’obbligo di rimanere nel Paese, consegnare i documenti e presentarsi quotidianamente alle autorità. Jessica Moretti è invece sottoposta a controllo giudiziario.

Il caso ha, ormai, assunto una dimensione internazionale. Dopo la scarcerazione di Moretti, il governo italiano ha richiamato il proprio ambasciatore in Svizzera per consultazioni, chiedendo maggiore chiarezza sull’andamento delle indagini e sollecitando la creazione di una squadra investigativa congiunta. Un segnale della forte pressione diplomatica che accompagna una vicenda destinata a rimanere a lungo al centro dell’attenzione pubblica.

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