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Niscemi, la frana non si ferma: oltre 1.500 persone costrette a lasciare le case

Il fronte instabile si estende per 4 chilometri verso la piana di Gela: oggi il sopralluogo della premier Meloni in Sicilia

Niscemi, la frana non si ferma: oltre 1.500 persone costrette a lasciare le case

La situazione a Niscemi, nel territorio di Caltanissetta, resta estremamente critica. Il movimento franoso che interessa la collina a ridosso del centro abitato non mostra segnali di arresto e continua ad avanzare verso la piana di Gela. Il fronte instabile si estende per circa quattro chilometri e ha già costretto più di 1.500 residenti ad abbandonare le proprie abitazioni. Per molti di loro, il rientro non sarà possibile.

Secondo quanto riferito dal capo della Protezione civile, Fabio Ciciliano, l’intero versante è coinvolto nel cedimento: «La collina sta collassando e il quadro è gravissimo». È in corso un censimento degli sfollati, mentre si lavora a un piano di delocalizzazione definitiva per chi ha perso la casa. Al momento resta ancora incerta la stima dei danni.

Sul piano giudiziario, la Procura di Gela ha aperto un procedimento penale contro ignoti, ipotizzando i reati di disastro colposo e danneggiamento aggravato da frana. Le indagini dovranno chiarire se il fenomeno fosse prevedibile e se fossero possibili interventi preventivi.

Nella mattinata di oggi la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha effettuato un sorvolo in elicottero sulle aree colpite dal maltempo in Sicilia, per poi raggiungere Niscemi e partecipare a una riunione in Municipio. «Quanto accaduto nel 1997 non deve ripetersi – ha dichiarato – il governo agirà con rapidità». Da Palazzo Chigi fanno sapere, tuttavia, che l’operatività resta complessa poiché la frana è ancora attiva e non consente di delimitare con precisione le aree di intervento.

Schifani: “Una situazione senza precedenti

Intervenendo a Sky TG24, il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani ha parlato di uno scenario mai visto: «Ho visto un paese che rischia di scomparire, affacciato su un vuoto enorme». La Regione sta valutando un nuovo piano urbanistico, con l’obiettivo di una ricostruzione parziale in zone lontane dal dissesto, individuando le risorse economiche necessarie.

Il procuratore capo di Gela, Salvatore Vella, ha ricordato che la frana «non nasce oggi» e che gli accertamenti serviranno a stabilire se siano mancate contromisure adeguate o se eventuali azioni abbiano aggravato il fenomeno. Quando l’area tornerà accessibile, verranno verificati anche eventuali abusi edilizi, sebbene molte costruzioni risalgano a un periodo precedente al 1977.

Sfollati, scuole chiuse e misure di sostegno

La Regione Siciliana ha assicurato un piano di assistenza per gli sfollati, prevedendo il trasferimento in nuovi alloggi o in strutture già disponibili per chi non potrà rientrare. A Niscemi sono giunti anche rappresentanti politici nazionali, tra cui la segretaria del Pd Elly Schlein, che ha chiesto di destinare fondi alternativi – oggi previsti per il Ponte sullo Stretto – al sostegno delle aree colpite dal maltempo.

L’emergenza ha inciso anche sul sistema scolastico: cinque scuole elementari situate nelle zone rosse sono state chiuse, lasciando a casa centinaia di bambini. Restano aperti solo i plessi collocati fuori dalle aree a rischio, mentre le scuole medie non segnalano criticità.

Fondi del Ponte per la ricostruzione

All’Assemblea regionale siciliana è stata approvata una mozione che chiede una riprogrammazione urgente delle risorse del Fondo di sviluppo e coesione 2021-2027. In particolare, si propone di destinare 1,3 miliardi di euro, inizialmente previsti come cofinanziamento regionale del Ponte sullo Stretto, agli interventi di ricostruzione, messa in sicurezza e ripristino non solo a Niscemi, ma in tutta la Sicilia colpita dal ciclone Harry.

L’emergenza resta aperta, mentre la priorità delle istituzioni è ora garantire sicurezza, assistenza agli sfollati e soluzioni durature per un territorio profondamente segnato dal dissesto idrogeologico.

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