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Salute e prevenzione
01 Febbraio 2026 - 17:30
Recenti segnalazioni dal Bengala occidentale, in India, indicano la comparsa di nuovi casi di virus Nipah e circa un centinaio di persone poste in isolamento preventivo. Il virus, altamente letale e endemico in alcune regioni del Sud-est asiatico, ha destato preoccupazione per i possibili focolai e il rischio di diffusione. Pur essendo classificato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) come patogeno “ad alto rischio”, al momento gli esperti rassicurano: non si tratta di una situazione di allarme, ma è fondamentale adottare comportamenti prudenti.
Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) ha aggiornato le linee guida per chi viaggia nella zona interessata. Il rischio di contrarre il virus resta molto basso per i viaggiatori europei. Tuttavia, è raccomandato evitare il contatto con animali domestici e selvatici o i loro fluidi, non consumare alimenti contaminati dai pipistrelli e non bere succo di palma da dattero crudo. Frutta e verdura dovrebbero sempre essere lavate, sbucciate o cotte prima del consumo per ridurre qualsiasi rischio.
Il virus Nipah si trasmette principalmente dagli animali all’uomo, soprattutto tramite i pipistrelli della frutta, noti come volpi volanti. Tra i sintomi principali ci sono febbre e infiammazione cerebrale. Con un tasso di mortalità compreso tra il 40% e il 75%, Nipah può potenzialmente causare epidemie. Attualmente, in India, quasi 200 contatti dei casi confermati sono stati testati e tutti risultano negativi, senza sintomi.
Alcuni Paesi del Sud-est asiatico, tra cui Thailandia, Nepal, Cambogia, Vietnam e Pakistan, hanno intensificato i controlli aeroportuali per individuare eventuali viaggiatori infetti provenienti dall’India. Sebbene sia teoricamente possibile l’arrivo del virus in Europa tramite viaggiatori, l’ECDC considera questo scenario “improbabile”. Il rischio di trasmissione in Europa è inoltre ridotto dalla mancanza di pipistrelli portatori del virus sul continente. Nipah è stato individuato per la prima volta in Malesia oltre 25 anni fa e in India nel 2001.
Secondo le autorità indiane, i nuovi casi riguardano operatori sanitari dello stesso ospedale, esposti durante il lavoro a fine dicembre 2025. Il numero limitato di contagi e il collegamento a una singola struttura sanitaria indicano che non vi è trasmissione comunitaria in corso. Gli esperti sottolineano che, a differenza della pandemia di Covid-19, Nipah resta confinato e gestibile con protocolli di isolamento rigorosi. Come spiega Emanuele Nicastri, direttore dell’UOC Malattie Infettive dello Spallanzani di Roma, i focolai tendono a esaurirsi man mano che il personale sanitario adotta le misure di protezione necessarie, e la malattia è autolimitante.
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