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Salute e prevenzione
07 Febbraio 2026 - 14:45
Dopo i promettenti risultati nei test preclinici, l’Università di Tokyo ha annunciato l’avvio, ad aprile 2026, dei primi trial umani del vaccino contro il virus Nipah, responsabile di un recente focolaio in India e con una mortalità che può arrivare fino al 75%.
Il candidato vaccinale, chiamato MV-NiV, si basa su un virus del morbillo attenuato e ricombinante, progettato per proteggere efficacemente dall’infezione nei modelli animali. La Fase 1 del trial clinico si svolgerà in Belgio, coinvolgendo un numero limitato di volontari per valutarne sicurezza, dosaggio ed efficacia preliminare.
Attualmente, non esiste alcun vaccino approvato contro il virus Nipah, un patogeno classificato come BSL-4 per il suo alto rischio e potenziale pandemico. Secondo Nikkei Asia, gli scienziati giapponesi hanno completato con successo i test preclinici, dimostrando che il vaccino induce risposte immunitarie sia umorali sia cellulari, proteggendo da infezioni letali.
Il MV-NiV utilizza il ceppo malese del virus Nipah, isolato durante un’epidemia su allevamenti suini tra il 1998 e il 1999. Questo ceppo differisce da quello bengalese, presente in India, e provoca diverse manifestazioni cliniche negli animali sperimentali, incluse infezioni respiratorie e sintomi neurologici.
Le fasi 2 e 3 dei test clinici, previste per la seconda metà del 2027, saranno condotte in Bangladesh, paese che insieme a India, Malesia e Filippine è stato colpito da epidemie di Nipah.
Secondo l’OMS, il Nipah ha una mortalità tra il 40 e il 75%. Il virus si trasmette soprattutto tramite contatto diretto con fluidi corporei infetti o prodotti contaminati, come frutti caduti dalle palme dove si posano pipistrelli della frutta. I principali ospiti sono pipistrelli dei generi Pteropus e Hipposideros, ma anche animali intermedi come i maiali.
I sintomi iniziali sono simili a quelli di una comune influenza, ma possono evolvere in insufficienza respiratoria e encefalite, che in alcuni casi porta al coma o alla morte. Ad oggi, non esistono né terapie specifiche né un vaccino efficace per l’uomo.
L’avvio della sperimentazione clinica è stato accolto positivamente da esperti come il professor Matteo Bassetti, infettivologo dell’Ospedale Policlinico San Martino di Genova, che ha sottolineato l’importanza di monitorare i focolai in Asia e le misure di screening sanitario negli aeroporti. Attualmente, il focolaio in India è contenuto, con circa 100 persone in quarantena e rischio per la popolazione considerato basso.
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