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Autovelox e multe: come verificare se la sanzione è nulla e cosa prevede il nuovo decreto

Con molti dispositivi non omologati, le multe possono essere contestate. Il ministero dei Trasporti prepara una sanatoria per gli autovelox più recenti, mentre quelli più vecchi rischiano di essere irregolari

Autovelox e multe: come verificare se la sanzione è nulla e cosa prevede il nuovo decreto

Il nodo legale sugli autovelox in Italia continua a far discutere automobilisti, Comuni e tribunali. Dopo anni di incertezze normative, però, una possibile svolta sembra ormai vicina: nelle prossime settimane potrebbe arrivare un nuovo decreto del ministero dei Trasporti destinato a fare chiarezza definitiva su quali dispositivi siano effettivamente a norma.

Nel frattempo resta valido un principio fondamentale: una multa per eccesso di velocità può essere contestata se l’autovelox che ha rilevato l’infrazione non risulta nell’elenco ufficiale del ministero. Un dettaglio tutt’altro che marginale, considerando che in Italia si stima la presenza di circa 11.000 autovelox, mentre quelli ufficialmente censiti sono poco meno di 3.800.

Alla base delle migliaia di ricorsi presentati ogni anno c’è una distinzione tecnica ma decisiva: quella tra dispositivi approvati e dispositivi omologati. Solo questi ultimi rendono la sanzione pienamente valida. Molti strumenti installati sulle strade italiane, però, rientrano ancora nella prima categoria, esponendo le multe al rischio di annullamento.

Chi riceve una sanzione per superamento dei limiti di velocità dovrebbe innanzitutto controllare che la notifica sia avvenuta entro i 90 giorni previsti dalla legge. Subito dopo è essenziale verificare i dati riportati nel verbale: luogo, data, orario, ma soprattutto le informazioni sul dispositivo di rilevazione.

Nel caso degli autovelox, devono essere indicati numero di matricola e omologazione. Questi dati permettono di controllare se l’apparecchio compare nell’elenco ministeriale dei dispositivi regolari, pubblicato con il coinvolgimento dei Comuni.

Se l’autovelox è presente nell’elenco, le possibilità di ricorso si riducono, anche se rimane un margine nel caso di dispositivi molto datati (in particolare precedenti al 2017). Se, invece, il dispositivo non compare affatto, la multa può essere contestata.

Non sempre il verbale contiene tutte le informazioni necessarie. In questi casi il cittadino può presentare un’istanza di accesso agli atti all’ente che ha emesso la multa. L’amministrazione ha 30 giorni per rispondere: il mancato rispetto di questo termine rappresenta un ulteriore elemento a favore del ricorso.

Un punto da non dimenticare: pagare la multa equivale ad accettarla, quindi il ricorso è possibile solo se la sanzione non viene saldata.

Le strade sono due:

  • ricorso al prefetto entro 60 giorni: se respinto, l’importo della multa può raddoppiare

  • ricorso al giudice di pace entro 30 giorni: procedura più diretta, ma con costi che possono superare i 200 euro, spesso con la necessità di assistenza legale

Dopo il giudice di pace, l’unico grado successivo è il tribunale civile.

Il ministero dei Trasporti ha anticipato che solo 1.282 autovelox risponderebbero già ai criteri di omologazione previsti dal decreto in arrivo. Tutti gli altri dovrebbero essere spenti o aggiornati.

La novità più rilevante sarebbe una sorta di sanatoria: i modelli approvati dal 2017 in poi verrebbero considerati automaticamente omologati. Al contrario, gli autovelox più vecchi di dieci anni rischierebbero di diventare irregolari.

Restano però molte incognite: ci sarà un periodo di transizione? Chi controllerà i Comuni che manterranno attivi dispositivi non conformi? E cosa succederà alle multe emesse nel frattempo?

Le risposte dovrebbero arrivare tra fine maggio e l’estate, quando il decreto dovrebbe vedere la luce. Dopo anni di confusione, il sistema degli autovelox italiani è forse vicino a una regola chiara e definitiva.

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