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Il caso

Eternit, tutto rinviato: la Cassazione ordina la traduzione e il processo si allunga

Annullata la sentenza d’Appello per un vizio procedurale. Schmidheiny ottiene il rinvio

Eternit, tutto rinviato: la Cassazione ordina la traduzione e il processo si allunga

Un altro stop, un altro rinvio. La Corte di Cassazione ha disposto che la sentenza di secondo grado del processo Eternit Bis venga tradotta in tedesco, accogliendo il ricorso presentato da Stephan Schmidheiny.

Il magnate svizzero, ex patron dello stabilimento di Casale Monferrato, era stato condannato dalla Corte d’Assise d’Appello di Torino a 9 anni e 6 mesi di reclusione per 91 omicidi colposi legati all’esposizione all’amianto. Ma la mancata traduzione del verdetto nella sua lingua madre è stata ritenuta un vizio procedurale sufficiente a far tornare gli atti indietro.

I giudici della Suprema Corte hanno stabilito che l’imputato deve poter comprendere integralmente le motivazioni della sentenza. Di conseguenza, la Corte d’Appello dovrà provvedere alla traduzione e alla notifica del testo.

Un passaggio tecnico, ma decisivo, che allunga ulteriormente i tempi di un procedimento che si trascina da anni.

L’avvocata Laura D’Amico, legale dell’Afeva – l’associazione dei familiari delle vittime dell’amianto di Casale – spiega che la mancata traduzione è diventata motivo di impugnazione e che la Cassazione ha accolto l’eccezione sollevata dalla difesa. Ora serviranno almeno un paio di mesi per completare la traduzione, dopodiché è prevedibile un nuovo ricorso.

Già in apertura di udienza, il presidente della Corte aveva invitato le parti a concentrarsi sulle questioni preliminari, segnale che il nodo procedurale avrebbe avuto un peso rilevante.

Il procuratore generale aveva sostenuto che l’eccezione non dovesse essere accolta, ricordando che Schmidheiny in passato si era espresso in italiano, ma alla fine la Suprema Corte ha scelto di accogliere il ricorso.

“Non si è potuto discutere nel merito proprio per questa questione preliminare”, osserva l’avvocata D’Amico. La sentenza, precisa, non viene modificata, ma deve essere tradotta prima di poter proseguire.

Le vittime in attesa

A Roma era presente una delegazione dell’Afeva, tra cui Bruno Pesce e Nicola Pondrano, insieme ai legali delle parti civili, tra cui l’avvocato Giacomo Mattalia.

La decisione arriva in un clima già pesante, aggravato dalle recenti rivelazioni della trasmissione “Report”, che ha parlato di presunte ingerenze internazionali nel primo maxi-processo Eternit.

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