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12 Febbraio 2026 - 07:17
Si chiude con tre condanne, cinque assoluzioni e due prescrizioni il nuovo giudizio d’Appello bis sulla strage di Rigopiano, la valanga che il 18 gennaio 2017 travolse l’Hotel Rigopiano di Farindola causando la morte di 29 persone. La sentenza è stata pronunciata l’11 febbraio dalla Corte d’Appello di Perugia, al termine di quasi otto ore di camera di consiglio.
I giudici hanno inflitto due anni di reclusione agli ex dirigenti regionali Carlo Visca, Pierluigi Caputi e Vincenzo Antenucci. Sono stati invece assolti l’ex sindaco di Farindola Ilario Lacchetta, l’ex tecnico comunale Enrico Colangeli e i dirigenti regionali Carlo Giovani, Sabatino Belmaggio ed Emidio Primavera. Prescrizione per i funzionari della Provincia di Pescara Mauro Di Blasio e Paolo D’Incecco.
A nove anni dal disastro, si aggiunge così un nuovo capitolo – il quarto – a un iter giudiziario lungo e complesso. In primo grado (2023) il tribunale di Pescara aveva emesso cinque condanne e 25 assoluzioni. Nel 2024, la Corte d’Appello dell’Aquila aveva portato le condanne a otto. Successivamente la Cassazione, a fine 2024, aveva annullato parte delle decisioni, disponendo un nuovo processo di secondo grado per rivalutare alcune posizioni.
La lettura del dispositivo ha provocato momenti di forte tensione. L’avvocata dell’ex sindaco Lacchetta è scoppiata in lacrime dopo l’assoluzione del proprio assistito, suscitando la reazione di alcuni familiari delle vittime. Tra questi la madre di Stefano Feniello, che ha gridato: “Si piange per la morte di un figlio, non per un’assoluzione”.
Il procuratore generale Paolo Barlucchi ha definito la decisione per certi aspetti “storica”, sottolineando che per la prima volta viene riconosciuta un’inerzia della pubblica amministrazione rispetto a una tragedia di tale portata, pur trattandosi – ha precisato – di un riconoscimento parziale.
Nel corso del processo il pg aveva chiesto tre anni e dieci mesi per cinque dirigenti regionali, la conferma delle condanne per l’ex sindaco Lacchetta e per il tecnico Colangeli, oltre a tre anni e quattro mesi per i due tecnici provinciali. Per Sabatino Belmaggio era stato chiesto il proscioglimento.
Alla vigilia della sentenza, Lacchetta aveva annunciato la rinuncia alla prescrizione. I familiari delle vittime avevano ribadito la necessità di fare piena luce sulle responsabilità legate alla prevenzione e alla gestione dell’emergenza nei giorni precedenti la valanga.
Il pomeriggio del 18 gennaio 2017, dopo una serie di scosse di terremoto, una massa di circa 120mila tonnellate di neve si staccò dal Monte Siella e in pochi minuti investì l’Hotel Rigopiano. All’interno si trovavano 40 persone tra ospiti e personale: 29 morirono, 11 sopravvissero dopo giorni di soccorsi in condizioni estreme.
Il primo verdetto arrivò nel febbraio 2023: cinque condanne, tra cui quelle per i dirigenti provinciali responsabili della viabilità e per l’allora sindaco di Farindola. Nel febbraio 2024, in appello, furono confermate alcune pene e introdotte nuove condanne, tra cui quelle per l’ex prefetto di Pescara Francesco Provolo e il suo capo di gabinetto Leonardo Bianco.
La Cassazione, nel dicembre 2024, rese definitive alcune responsabilità ma dispose un nuovo giudizio per dieci imputati, affermando che “prevedere e prevenire il disastro era dovuto”. Da qui l’Appello bis celebrato a Perugia e concluso ora con tre condanne, cinque assoluzioni e due prescrizioni.
Nei giorni scorsi si è commemorato il nono anniversario della tragedia. L’attuale sindaco di Farindola, Luca Labricciosa, ha richiamato le istituzioni a trasformare la memoria in impegni concreti, denunciando ritardi sulla viabilità montana e sulla ricostruzione. A quasi un decennio dall’evento, il territorio porta ancora i segni di una ferita aperta, tra attività chiuse e famiglie costrette a lasciare l’area.
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