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Intelligenza artificiale
12 Febbraio 2026 - 23:00
Meta ha ottenuto un brevetto che ha attirato subito l’attenzione degli esperti di tecnologia e delle comunità online. L’idea alla base del documento, depositato nel 2023 e approvato negli Stati Uniti a fine 2025, è sorprendente: un software di intelligenza artificiale in grado di simulare l’utente sui social network anche dopo la sua assenza prolungata o la morte. L’autore del brevetto è Andrew Bosworth, Chief Technology Officer di Meta.
Non si tratta di un prodotto in arrivo su Facebook o Instagram, ma di una tutela industriale per un concetto che le grandi aziende tecnologiche raramente registrano a caso. La mossa di Meta segna il suo ingresso potenziale nel settore delle cosiddette grief tech, tecnologie nate per gestire l’eredità digitale e, in alcuni casi, replicare la presenza di chi non c’è più. Fino ad oggi, queste sperimentazioni erano principalmente appannaggio di startup di nicchia.
Secondo quanto descritto nel brevetto, la piattaforma AI verrebbe addestrata sui dati storici dell’utente: post, mi piace, commenti e messaggi. In questo modo, il sistema potrebbe apprendere lo stile comunicativo e i comportamenti tipici dell’utente. Una volta attiva, l’entità digitale potrebbe:
generare nuovi post simili a quelli pubblicati dal profilo originale
rispondere automaticamente a messaggi privati
interagire con amici e follower tramite commenti e reazioni
simulare chiamate audio o video
Non si tratterebbe quindi di un archivio statico, ma di un vero e proprio profilo interattivo capace di continuare la presenza online dell’utente. Meta ha sottolineato che, al momento, non ci sono piani concreti per trasformare questo brevetto in un prodotto destinato al pubblico.
Il brevetto individua due principali scenari di utilizzo: account inattivi per lunghi periodi e account di utenti deceduti. Questa tecnologia si inserisce in un mercato in crescita, quello delle grief tech, dove startup come Replika e You, Only Virtual (YOV) hanno già sperimentato la creazione di copie digitali capaci di interagire con i familiari dopo la morte di una persona cara. Anche Microsoft aveva brevettato nel 2021 un chatbot AI simile, senza mai trasformarlo in prodotto commerciale.
L’idea di far “vivere” una persona digitalmente dopo la morte solleva dilemmi etici e legali complessi. Gli esperti evidenziano che questo tipo di tecnologia supera le normali preoccupazioni sulla privacy post-mortem, andando a toccare concetti più profondi di identità, memoria e lutto. Alcuni sociologi e filosofi avvertono che il contatto con un sostituto digitale potrebbe alterare il processo naturale di elaborazione del dolore, creando un effetto di “anestesia emotiva”.
Nonostante le controversie, la tecnologia potrebbe rappresentare anche una nuova frontiera commerciale: contenuti generati continuamente, maggiore coinvolgimento degli utenti e raccolta di dati costante per perfezionare gli algoritmi AI. In un contesto dove l’attenzione degli utenti è una risorsa preziosa, anche la vita digitale eterna diventa un potenziale asset economico.
Gli strumenti attuali per gestire la presenza digitale post-mortem, come i contatti di “legacy” introdotti da Facebook, rimangono limitati e passivi. Il brevetto di Meta suggerisce che i confini dell’identità online sono destinati a evolversi rapidamente, aprendo la possibilità che un giorno i nostri account possano interagire con il mondo “dall’aldilà digitale”. Per ora, resta un’idea su carta, ma le grandi aziende stanno già giocando d’anticipo nel mercato del futuro digitale dei defunti.
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