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Il fatto
25 Febbraio 2026 - 18:00
Dal 2025 l’Unione Europea ha introdotto un divieto sul bisfenolo A (BPA) nei materiali a contatto con gli alimenti, comprese le lattine di tonno, legumi in scatola e altri prodotti conservati. Tuttavia, la norma prevede una fase di transizione che consente la vendita di alcuni prodotti fino al 2028, generando ancora dubbi tra i consumatori.
A sollevare nuove riflessioni sul tema è stato l’infettivologo Matteo Bassetti, secondo cui l’esposizione prolungata al BPA potrebbe comportare rischi per la fertilità e aumentare il rischio di tumori. L’esperto ha chiarito che non si tratta di un pericolo legato a un consumo occasionale, ma a un’esposizione ripetuta nel tempo a questa sostanza classificata come interferente endocrino.
Il BPA è un composto chimico utilizzato dagli anni Sessanta nella produzione di plastiche rigide e resine epossidiche, presenti non solo nelle lattine ma anche in bottiglie riutilizzabili, dispositivi medici, componenti elettronici e carta termica. La sua caratteristica più critica è la capacità di alterare il sistema ormonale, simulando gli effetti di ormoni naturali e influenzando la fertilità, la pubertà precoce, oltre ad essere associato a obesità, diabete e tumori ormono-dipendenti, secondo quanto evidenziato da Bassetti.
L’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) monitora il BPA come sostanza endocrina attiva, raccogliendo dati da studi su modelli animali e osservazioni epidemiologiche sull’uomo. Pur senza prove di un nesso causale diretto, i risultati indicano che l’esposizione ripetuta può influenzare la regolazione ormonale e la funzione riproduttiva.
Nel 2023, l’EFSA ha ridotto drasticamente la dose giornaliera tollerabile (TDI) di BPA, passando da 4 microgrammi a 0,2 nanogrammi per chilogrammo di peso corporeo al giorno. Questa revisione scientifica ha evidenziato che l’esposizione alimentare media della popolazione europea poteva superare la soglia di sicurezza, spingendo l’UE ad adottare il Regolamento 2024/3190, vietando l’uso del BPA nei materiali a contatto con gli alimenti.
Il divieto non significa scomparsa immediata dei prodotti. La fase di transizione consente:
la vendita di materiali monouso fino al 20 luglio 2026, con alcune eccezioni per frutta e verdura fino al 2028;
la vendita di prodotti riutilizzabili, come bottiglie e utensili da cucina, fino al 20 luglio 2027, con deroga fino al 2029 per attrezzature professionali.
I prodotti già in commercio potranno essere venduti fino a esaurimento scorte, ma non potranno essere reintrodotti sul mercato. Per chi vuole ridurre ulteriormente l’esposizione, consigli pratici includono preferire contenitori in vetro o acciaio, evitare di riscaldare alimenti in plastica e variare le fonti alimentari.
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