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Il caso
26 Febbraio 2026 - 22:10
Da quasi dodici mesi la famiglia del modello e content creator Leo Mel vive in una situazione che definire allarmante è poco. Secondo quanto raccontato dal giovane, l’ex compagno della sorella sarebbe responsabile di minacce di morte, aggressioni fisiche e persino tentativi di estorsione, senza che – nonostante le numerose denunce – siano stati adottati provvedimenti restrittivi nei suoi confronti.
L’episodio più recente risale alla sera del 22 febbraio, quando l’uomo si sarebbe presentato nuovamente sotto l’abitazione della famiglia.
Tutto sarebbe iniziato poco prima di mezzanotte, con un messaggio della madre: l’uomo si trovava davanti alla porta di casa. Una scena che, stando al racconto di Leo, si ripeterebbe ciclicamente dal marzo 2025.
Il creator si sarebbe precipitato sul posto, trovando l’ex della sorella in forte stato di agitazione. Le urla, le minacce contro la madre, contro la sorella e perfino contro la nipotina di cinque anni avrebbero trasformato il pianerottolo in un teatro di tensione.
Nel tentativo di mantenere la calma, Leo avrebbe cercato di convincerlo ad allontanarsi. Vista l’escalation, avrebbe chiesto alla madre di aprire la porta per documentare tutto con un video, poi consegnato agli inquirenti insieme ad altre prove raccolte nel tempo.
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Dopo averlo accompagnato fuori dal palazzo, la situazione sarebbe degenerata ulteriormente. Già sulle scale l’uomo avrebbe tentato di aggredirlo. Una volta in strada, mentre venivano allertate le Forze dell’Ordine, le minacce si sarebbero fatte ancora più gravi.
Alla richiesta di non avvicinarsi più alla sorella, l’aggressore avrebbe reagito colpendolo al volto. Leo avrebbe scelto di non reagire, spiegando di averlo fatto per evitare conseguenze peggiori e per poter procedere con una denuncia formale per lesioni.
Quando la polizia è arrivata sul posto, l’uomo si era già allontanato. Il creator si è poi recato in ospedale, dove gli sono stati applicati dei punti di sutura.
Secondo quanto riferito, non si tratterebbe di un caso isolato. Le denunce presentate nel corso dell’ultimo anno sarebbero numerose, così come gli interventi delle pattuglie. In più occasioni l’uomo sarebbe stato fermato, ma rilasciato nelle ore successive.
Oltre alla paura, emerge un forte senso di frustrazione e abbandono. Leo racconta di aver cambiato radicalmente le proprie abitudini: meno viaggi di lavoro, meno opportunità professionali, una costante condizione di allerta.
“Vivo con le scarpe accanto al letto”, spiega, descrivendo una quotidianità fatta di tensione continua. Gli episodi, infatti, si verificherebbero in orari imprevedibili, dal mattino fino a notte fonda.
La preoccupazione principale resta l’incolumità dei familiari. Il timore è che le ripetute aggressioni possano trasformarsi in qualcosa di irreparabile.
La famiglia non chiede un processo immediato, ma tutele concrete nel frattempo. L’obiettivo è prevenire ulteriori episodi attraverso strumenti già previsti dalla legge, come gli arresti domiciliari o dispositivi di controllo.
Intanto, quella che prima era una vita normale si è trasformata in un’esistenza scandita dall’ansia. “Da quella sera”, racconta Leo, “sono diventato bersaglio di minacce senza aver fatto nulla”.
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