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Femminicidio di Ilaria Sula: la madre di Mark Samson racconta l’orrore

“Mark tremava e mi disse ‘Ilaria non c’è più’”: la testimonianza dall’aula bunker di Rebibbia, tra la scoperta del corpo e la pulizia della stanza

Femminicidio di Ilaria Sula: la madre di Mark Samson racconta l’orrore

La drammatica vicenda del femminicidio di Ilaria Sula, avvenuto il 26 marzo 2025, emerge attraverso le parole della madre di Mark Samson, il ventitreenne accusato dell’omicidio nella camera della giovane. La testimonianza, resa nell’aula bunker di Rebibbia, rivela i primi istanti dopo il delitto e gli sforzi della madre per nascondere le prove.

«Quando Mark ha aperto la porta, tremava e piangeva. Mi ha detto: “Mamma, ho fame, non ho mangiato e non ho dormito”», racconta Nosr Manlapaz, madre dell’imputato. Appena entrata nella stanza, ha visto i piedi del corpo sdraiato a terra e ha perso i sensi.

Samson è accusato di aver ucciso l’ex fidanzata con un coltello, poco dopo aver preparato la colazione. La madre, già coinvolta per occultamento di cadavere, ha patteggiato due anni di reclusione.

La testimonianza mette in luce la normalità della vita familiare prima del delitto: gli orari, le abitudini, i piccoli gesti di affetto. Ma emergono anche dettagli inquietanti: discussioni udite dalla cucina e segnali di tensione tra Mark e Ilaria.

«Li sentivo discutere ad alta voce», continua Manlapaz. «Ho bussato, ma lui mi ha detto che stavano solo parlando». Una frase della ragazza le è rimasta impressa: “Adesso che cosa vuoi fare?”, seguita dal silenzio.

Poco dopo, Mark apre la porta dicendo: «Mamma, Ilaria non c’è più». Il corpo era ormai senza vita, con il volto rivolto verso il pavimento, e il delitto era stato commesso con il coltello utilizzato poco prima per la mortadella.

Il cadavere è stato successivamente chiuso in una valigia e abbandonato nelle campagne di Capranica Prenestina, mentre il cellulare della vittima veniva usato per simulare la sua presenza altrove.

Prima di trasportare il cadavere, la madre ha contribuito a ripulire la stanza: detersivo, stracci e scottex hanno cancellato le tracce di sangue. «Non ho visto quando ha messo il corpo nella valigia», specifica, aggiungendo di aver continuato a consigliare il figlio di stare attento, temendo che potesse ferirsi.

Durante l’udienza, tra singhiozzi, ha espresso le proprie scuse alla famiglia di Ilaria: «Mi dispiace tanto. Posso solo dire scusa».

In aula, i genitori di Ilaria erano presenti con una maglietta bianca con il volto della figlia. Hanno commentato amaramente: «Avrebbe fatto in tempo a fermarlo. Se fosse intervenuta, forse Ilaria sarebbe ancora viva».

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