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Economia
13 Marzo 2026 - 12:35
La guerra in Iran sta producendo conseguenze rilevanti non solo sul piano geopolitico ma anche su quello economico. Oltre alle tensioni legate allo Stretto di Hormuz e all’aumento dei prezzi di petrolio e gas, un altro settore fortemente colpito è quello del turismo internazionale.
Secondo le stime del World Travel & Tourism Council, riportate dal Financial Times, il comparto turistico globale sta perdendo circa 600 milioni di dollari al giorno a causa dell’instabilità nel Medio Oriente.
Uno dei fattori principali alla base della crisi del turismo è la chiusura dello spazio aereo in diversi Paesi dell’area interessata dal conflitto. Questo ha provocato un forte aumento delle cancellazioni di voli e delle prenotazioni turistiche.
I dati raccolti dalla società AirDNA mostrano che solo a Dubai sono state annullate oltre 80.000 prenotazioni di affitti brevi nella settimana terminata il 6 marzo. L’incertezza geopolitica e il timore dei viaggiatori stanno quindi frenando l’intero settore dei viaggi.
Prima dello scoppio della guerra, il World Travel & Tourism Council stimava che nel 2026 i turisti internazionali avrebbero speso circa 207 miliardi di dollari nella regione del Medio Oriente.
Normalmente hub strategici come Dubai, Abu Dhabi, Doha e Bahrein gestiscono più di 500.000 passeggeri al giorno. Tuttavia, le restrizioni ai voli e le cancellazioni hanno lasciato a terra circa 4 milioni di viaggiatori in una sola settimana.
Parallelamente si è registrato anche il fenomeno opposto: numerosi voli di rimpatrio sono partiti dagli aeroporti mediorientali per riportare a casa migliaia di turisti bloccati.
La crisi legata al conflitto ha avuto ripercussioni anche sul settore turistico italiano. Un’indagine dell’Osservatorio Fiavet Confcommercio evidenzia che le agenzie di viaggio stanno subendo forti perdite economiche.
In media il fatturato per agenzia potrebbe diminuire di circa 71.000 euro fino al periodo pasquale. Solo nell’ultima settimana la perdita media stimata è stata di 38.800 euro, mentre quasi la metà delle agenzie segnala danni superiori ai 50.000 euro.
Considerando esclusivamente le prenotazioni annullate per Pasqua e primavera, il settore turistico italiano registra una perdita complessiva di oltre 222 milioni di euro.
La proiezione media stimata è di circa 33.650 euro di fatturato perso per ogni agenzia, segno di una crisi che potrebbe aggravarsi se il conflitto dovesse proseguire.
Tra le mete turistiche maggiormente colpite emerge in particolare quella degli Emirati Arabi Uniti. Secondo le agenzie di viaggio, il 92% delle criticità riguarda questa destinazione, anche perché rappresenta uno dei principali hub di collegamento per i voli intercontinentali.
Subito dopo si colloca il Qatar, indicato dall’88% degli operatori come uno dei nodi più colpiti dalla situazione.
Anche i viaggi verso destinazioni di lungo raggio – tra cui Cina, Thailandia, Maldive, India e Australia – stanno subendo effetti indiretti: si registra infatti circa il 38% di cancellazioni e il 45% di prenotazioni sospese.
Un ulteriore problema riguarda i rimborsi per le agenzie di viaggio. Secondo Fiavet, le compagnie assicurative rifiuterebbero l’indennizzo nell’85% dei casi, invocando le clausole relative agli atti di guerra.
Inoltre, l’aumento del prezzo del petrolio potrebbe far crescere nei prossimi mesi anche il costo dei biglietti aerei. Il 62% degli agenti di viaggio teme infatti che sarà necessario chiedere ai clienti un supplemento carburante anche per pacchetti turistici già acquistati.
In contesti di crisi internazionale diventa fondamentale registrarsi sul portale “Viaggiare Sicuri” del Ministero degli Esteri prima della partenza.
Attualmente solo il 31% dei viaggiatori effettua questa registrazione su consiglio della propria agenzia di viaggio, nonostante consenta alle autorità di contattare rapidamente i turisti e fornire assistenza in caso di emergenza.
Secondo Luana De Angelis, vicepresidente vicario di Fiavet Confcommercio, molte agenzie stanno chiedendo un intervento delle istituzioni per sostenere il comparto.
Tra le possibili misure vengono ipotizzate:
ristori economici per le imprese più colpite
sospensione degli obblighi fiscali
moratorie su tasse e contributi
Se la crisi dovesse prolungarsi, il rischio è quello di un grave impatto sulle PMI del turismo, con possibili difficoltà finanziarie per numerose agenzie di viaggio.
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