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16 Marzo 2026 - 07:40
Un drone ostile ha colpito la mattina del 15 marzo 2026 la base militare di Ali Al Salem, in Kuwait, dove operano contingenti statunitensi e italiani. L’attacco ha causato la distruzione di un drone militare italiano, ma non ha provocato feriti tra il personale presente nella struttura. L’episodio avviene in un contesto di forte tensione regionale legata al conflitto tra Iran, Israele e Stati Uniti.
Il velivolo colpito era un drone MQ-9A “Predator”, utilizzato dalla task force aerea italiana per missioni operative di sorveglianza e supporto. Il drone si trovava all’interno di un capannone della base quando è stato centrato dall’attacco.
Secondo quanto comunicato dal capo di Stato Maggiore della Difesa, Luciano Portolano, il velivolo rappresentava una risorsa fondamentale per le attività operative e rimaneva schierato nella base per garantire la continuità delle missioni.
Al momento dell’esplosione, però, tutto il personale era già al sicuro, motivo per cui non si registrano feriti o vittime tra i militari.
Le autorità militari italiane avevano già ridotto la presenza di uomini e mezzi nella base nei giorni precedenti. Questa decisione rientrava nelle misure preventive adottate dopo il peggioramento della situazione di sicurezza nell’area del Golfo, in seguito agli attacchi reciproci tra Iran e Stati Uniti con il coinvolgimento di Israele.
Secondo Portolano, nella struttura sono rimasti solo i militari indispensabili allo svolgimento delle attività principali della missione.
Il ministro della Difesa Guido Crosetto è stato informato immediatamente dell’accaduto e ha aggiornato anche i leader dell’opposizione.
Il ministro ha spiegato che la perdita del drone non compromette la sicurezza dei militari italiani presenti nella regione. Il governo italiano, insieme alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, sta comunque monitorando con attenzione l’evoluzione della situazione militare nell’area.
Crosetto ha inoltre chiarito che nella base resta soltanto il personale strettamente necessario, proprio per limitare eventuali rischi.
Anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha commentato l’episodio sottolineando che non esiste alcun pericolo immediato per il contingente italiano.
Secondo Tajani, il Kuwait è diventato un possibile bersaglio per l’Iran a causa della presenza di diverse basi militari americane. Nonostante ciò, l’Italia continuerà a rispettare i propri impegni internazionali e a collaborare con gli alleati.
Il velivolo distrutto appartiene alla categoria dei droni a pilotaggio remoto MQ-9A “Predator”, sviluppati dall’azienda americana General Atomics Aeronautical Systems.
Questo tipo di drone viene impiegato per missioni di sorveglianza a lungo raggio, ricognizione e raccolta di informazioni strategiche. In alcune configurazioni può essere anche armato per operazioni di tipo “hunter-killer”, cioè individuazione e neutralizzazione di obiettivi.
Le sue principali caratteristiche includono:
autonomia di volo tra 14 e 28 ore
quota operativa fino a 15.000 metri
velocità massima di circa 480 km/h
Oltre all’Aeronautica Militare italiana, lo stesso sistema è utilizzato anche da forze armate statunitensi e dalla Royal Air Force britannica.
Quello del 15 marzo è il terzo attacco recente contro la base di Ali Al Salem.
Tra 1 e 2 marzo alcuni droni avevano provocato danni limitati a infrastrutture logistiche.
Nella notte tra 5 e 6 marzo un nuovo raid aveva colpito depositi di carburante, provocando un grande incendio.
Durante questi episodi, due caccia italiani Eurofighter F-2000 erano stati danneggiati da schegge.
La presenza militare italiana nella base rientra nell’Operazione Prima Parthica, il contributo dell’Italia alla coalizione internazionale contro lo Stato Islamico (ISIS).
Nel Paese opera l’Italian National Contingent Command Air / Task Force Air Kuwait, attivo dal 2014. Da Ali Al Salem i militari italiani utilizzano droni Predator ed Eurofighter Typhoon per svolgere missioni di sorveglianza, ricognizione e raccolta dati a supporto delle operazioni in Iraq.
Prima dell’escalation militare con l’Iran, nella base erano presenti circa 321 militari italiani. Dopo le misure di sicurezza adottate negli ultimi giorni, il contingente sarebbe stato ridotto a circa 80 unità.
Negli ultimi giorni un episodio simile si era verificato anche in Iraq, nella base di Erbil, dove l’11 marzo un drone aveva preso di mira il contingente italiano. Anche in quel caso non ci sono stati feriti.
Considerando gli attacchi registrati dal 28 febbraio, i danni complessivi alle strutture italiane includono:
un autocarro distrutto
rifornimenti di carburante colpiti
un drone Predator distrutto
due caccia danneggiati da schegge
L’insieme di questi episodi dimostra come la tensione militare nella regione del Golfo stia aumentando, con possibili conseguenze anche per le missioni internazionali a cui partecipa l’Italia.
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