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Transizione automotive

Stellantis, rischio multa fino a 2,6 miliardi dall'Europa: come procede la transizione?

Il gruppo è il più esposto alle sanzioni Ue sui veicoli commerciali leggeri: vendite elettriche deboli e target lontani

Stellantis, rischio multa fino a 2,6 miliardi dall'Europa: i ritardi sull'elettrico

I veicoli commerciali leggeri stanno diventando il principale punto di vulnerabilità di Stellantis nella transizione elettrica europea. Secondo Les Echos, il gruppo automobilistico rischia sanzioni fino a 2,6 miliardi di euro entro il 2027 per il mancato rispetto dei limiti sulle emissioni di CO₂ nel segmento dei furgoni. Le regole europee non lasciano margini di manovra: nel periodo 2025-2027 i costruttori devono ridurre progressivamente le emissioni medie non solo delle auto, ma anche di van e veicoli commerciali. Ogni grammo di CO₂ in eccesso comporta una multa di 75 euro per veicolo venduto, un meccanismo che colpisce in modo particolare chi ha grandi volumi. Ed è proprio qui che Stellantis è più esposta.

Con una quota di mercato prossima al 30% nei veicoli commerciali leggeri in Europa, Stellantis è uno dei principali protagonisti del segmento. Ma secondo uno studio dell’International Council on Clean Transportation (Icct), il gruppo viaggia oggi con uno scostamento di circa 24 grammi di CO₂ rispetto al proprio obiettivo, un livello che rende il rischio sanzioni particolarmente elevato. All’interno del gruppo il problema è già stato quantificato. Mantenere un mix di elettrico intorno al 10% nel comparto furgoni potrebbe tradursi in fino a 2,6 miliardi di euro di multe cumulative entro il 2027, aveva dichiarato lo scorso luglio l’allora responsabile europeo Jean-Philippe Imparato.

Un problema che sembra non avere una fine, considerando anche la complessità dei mezzi in questione. I furgoni elettrici continuano infatti a scontrarsi con limiti strutturali: prezzi più alti rispetto alle versioni diesel, autonomia spesso insufficiente per l’uso professionale, tempi di ricarica incompatibili con le esigenze operative di artigiani e flotte. La decisione della Commissione europea di rivedere l’obiettivo del 100% elettrico al 2035 non cambia il quadro di breve periodo. Gli obblighi del ciclo 2025-2027 restano invariati e rendono il segmento dei veicoli commerciali uno dei più critici per i costruttori.

Per ora Stellantis non ha ancora contabilizzato accantonamenti specifici legati al rischio delle multe Ue nei conti semestrali. Ma secondo diversi analisti il tema potrebbe emergere già con la presentazione dei risultati annuali del 26 febbraio, magari all’interno di una revisione più ampia degli asset, anche alla luce degli aggiustamenti strategici sull’elettrico negli Stati Uniti. Nel frattempo il gruppo sta intervenendo sulle leve commerciali, anche attraverso rialzi dei prezzi dei modelli termici, nel tentativo di spingere il mix verso l’elettrico e ridurre l’esposizione alle sanzioni.

Più prudente l’approccio di Renault, che secondo Les Echos ha già effettuato un accantonamento da 98 milioni di euro nel primo semestre 2025 per far fronte al rischio legato alle emissioni di CO₂. Nel suo caso lo scostamento dai target sarebbe di circa 16 grammi, inferiore a quello di Stellantis, ma comunque rilevante.

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