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Industria
08 Febbraio 2026 - 18:10
Si ferma definitivamente il progetto della gigafactory di Termoli. Automotive Cells Company (ACC) ha avviato il confronto con i sindacati in Italia e in Germania per definire le modalità di interruzione dei progetti industriali di Termoli e Kaiserslautern, entrambi bloccati dal maggio 2024. Una decisione che era già stata anticipata lo scorso novembre da Milano Finanza e che ora diventa ufficiale. Alla base dello stop, spiega ACC in una nota, il profondo cambiamento delle dinamiche di mercato. Il gruppo ritiene infatti necessario riallineare la propria roadmap industriale, concentrando risorse e investimenti sui siti ritenuti oggi più sostenibili. In questo scenario, i progetti di gigafactory in Italia e Germania non risultano più compatibili con gli obiettivi di competitività ed eccellenza industriale fissati dall’azienda.
ACC ha già adottato misure su tutti i siti per rafforzare le prestazioni operative e la sostenibilità finanziaria, ma al momento - sottolinea il gruppo - non sono soddisfatti i prerequisiti necessari per riattivare i cantieri di Termoli e Kaiserslautern. Restano allo studio alcuni scenari alternativi, mentre prosegue il confronto con il works council tedesco e con le organizzazioni sindacali italiane.
A uscire rafforzato da questa riorganizzazione è invece il sito francese di Billy-Berclau/Douvrin, destinato a rimanere il principale polo industriale e di innovazione di ACC. Qui l’azienda concentrerà gli sforzi per migliorare efficienza produttiva e competitività. Allo stesso tempo, il gruppo lancia un avvertimento: senza un sostegno immediato e mirato alla produzione locale, l’Europa rischia di perdere autonomia strategica in una tecnologia considerata chiave per il futuro industriale del continente. Sul dossier è intervenuta anche Stellantis, che ha preso atto della decisione di ACC e dell’avvio del confronto con le parti sociali. Il gruppo ha assicurato un monitoraggio costante delle ricadute industriali e occupazionali, ribadendo di aver già assunto decisioni definite “forti” per tutelare i lavoratori.
Per quanto riguarda lo stabilimento di Termoli, Stellantis ha ricordato che lo scorso 30 gennaio è stato confermato l’arrivo, entro la fine del 2026, della linea di produzione del cambio e-DCT, insieme a un investimento sui motori GSE conformi alla normativa Euro 7, destinati a rimanere utilizzabili anche oltre il 2030. Misure concordate un anno fa che, secondo il gruppo, garantiscono la continuità produttiva del sito, in sostegno del Made in Italy. Ai dipendenti attualmente impiegati da ACC sarà inoltre offerta la continuità lavorativa all’interno del perimetro Stellantis.
Critica la reazione dei sindacati. «Stellantis deve aprire un confronto vero perché la situazione dell’automotive in Italia è emergenziale», dichiarano in una nota congiunta Samuele Lodi, segretario nazionale Fiom-Cgil e responsabile del settore mobilità, e Ciro D’Alessio, coordinatore nazionale automotive per la Fiom-Cgil. «Il confronto deve anticipare il piano industriale. La decisione di ACC aumenta le preoccupazioni sul futuro dell’automotive nel nostro Paese. La Presidenza del Consiglio non può continuare a ignorare la situazione e deve convocare le parti a Palazzo Chigi».
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