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CRONACA GIUDIZIARIA

«Ma se al posto di lui vi fosse stata lei?» Caso Arlotti, verso la sentenza a febbraio

Cosa accade quando una relazione tossica si evolve in un fatto giudiziario? E chi è la vittima?

«Ma se al posto di lui vi fosse stata lei?» Caso Arlotti, verso la sentenza a febbraio

Nichelino. Cristian Arlotti, atleta di karate, è imputato per maltrattamenti e lesioni ai danni della sua ex. La ragazza, parte civile nel procedimento, chiede una provvisionale di 35mila euro. L’accusa, sostenuta dalla pm Barbara Badellino, ha chiesto una condanna di due anni e tre mesi. La difesa, guidata dall’avvocato Tommaso Luca Calabró, vuole l’assoluzione. Il caso ruota attorno a un episodio, avvenuto al termine della relazione tra i due. Lei si sarebbe recata a casa di Arlotti per recuperare alcune sue cose. Lì, nell’appartamento, c’erano due donne e l’atleta dormiva. Secondo la ragazza, Arlotti avrebbe reagito, ma prima lei avrebbe colpito lui. La dinamica resta controversa, in aula la narrazione della presunta vittima si intreccia con il racconto di altri episodi, che la difesa della giovane ha definito «maltrattamenti continui, gelosia e possessività». Le udienze hanno restituito il quadro di un «amore malato».

Litigate frequenti, comportamenti esasperati dall’alcol, di cui entrambi facevano uso. La ragazza ha accusato Arlotti anche di consumo e spaccio di stupefacenti.
Per la difesa, accuse «gonfiate e motivate dal risentimento». Calabró: «La ragazza nutre un forte risentimento nei confronti di Arlotti. Motivo che l’ha spinta a diffondere notizie false in giro facendolo passare per un tossico e uno spacciatore davanti ad amici, famiglia e persino l’ex titolare dell’atleta. Voleva fargli perdere tutto». L’avvocato ancora: «Se fosse stato il contrario? Lui a entrare a casa di lei. Lui sarebbe imputato. Come lo è adesso. Le relazioni tossiche dove come in questo caso troviamo una ragazza che dichiarerà di aver sofferto di dipendenza emotiva. Poteva sapere il suo compagno delle sue fragilità? Non è un tecnico. Era il suo partner. È giusto che per le fragilità di una persona un’altra si trovi alla sbarra con accuse così pesanti?».

Calabró aveva anche cercato di intentare una causa per diffamazione contro la ragazza. Badellino aveva archiviato la denuncia. In aula, la tensione è stata palpabile. La famiglia Arlotti segue ogni parola, mentre la ragazza stringe nervosamente un antistress verde scuro. Nessun testimone ha confermato comportamenti illeciti dell’imputato, né l’avrebbe visto drogarsi o spacciare, ha ricordato la difesa. Sentenza a febbraio.

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